Spazi Urbani

Pubblicato il 29 aprile 2015 | da Fabio Ferrari

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EXPO, più debito per i territori

Corruzione, cementificazione e precarietà. Con l’inaugurazione dell’evento, parte la mobilitazione della Rete Attitudine No Expo

Si avvicina il taglio del nastro inaugurale per Expo 2015 e la sensazione, man mano che affiorano i dati informativi sul megaevento, è un po’ quella di sparare sulla croce rossa.

Partendo dal flop organizzativo, con i padiglioni ancora incompiuti, passando per la devastazione ambientale portata dalla costruzione di infrastrutture inutili e terminando con gli scandali legati alla corruzione degli appalti milionari che hanno travolto grossi pezzi della politica istituzionale, fiumi di inchiostro hanno già evidenziato le contraddizioni di un’opera inutile e dispendiosa.

L’Esposizione sarà, per i prossimi sei mesi, la vetrina del paese e per realizzarla sono state letteralmente fatte carte false.  Ma il palco sul quale l’Italia renziana sale mostra che, nonostante l’ostentato ottimismo dei sorrisi tirati di premier & Co., il modello di sviluppo offerto rimane sempre lo stesso.

Aggressione ai territori tramite una loro selvaggia cementificazione, precarizzazione estrema del lavoro – con l’arruolamento ex lege di 18000 volontari non pagati a sorreggere lo sforzo organizzativo dell’opera – e, per non tralasciare l’aspetto contenutistico di un’esposizione internazionale dedicata a “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, la resa totale di fronte alle multinazionali dell’alimentazione.

Coca Cola e Mc Donald’s, promotori del modello unico globale dei fast food e degli OGM, sono infatti sponsor tecnico per l’occasione. Buffa la loro pacifica convivenza con Eataly (cibi alti).

Guardando l’Expo con gli occhi di chi osserva con particolare attenzione il territorio di riferimento, stupisce come una grossa fetta dei costi di questa grande opera ricada sui cittadini del Comune di Milano, ente che partecipa ad Expo Spa col 20%, mentre detiene il 34,67% di Arexpo spa, il cui valore supera i 300 mln di euro (valore ballerino, una parte dei fondi sono stati anticipati da alcune banche).

Milano è ricca, penseranno in tanti, ci sono soldi in abbondanza. Ma secondo quanto riporta uno studio pubblicato sul sito www.offtopiclab.org, scorrendo i bilanci del capoluogo meneghino, negli ultimi tre anni le entrate derivanti dai tributi fiscali sono raddoppiate a fronte di una drastica drastica diminuzione dei trasferimenti dallo Stato agli Enti Locali. Ne è derivata, stando al dato di una diminuzione di quasi mille dipendenti pubblici in quattro anni (2011 – 2015), la sofferenza dei servizi pubblici locali della città. L’Expo è una tegola per le casse del Comune, è debito.

Ad EXPO 2015 si contrappone il modello alternativo che la Rete Attitudine No Expo propone a livello europeo: riappropriazione del diritto alla città e affermazione dei beni comuni, sostegno attivo ai produttori locali e alle colture biologiche contro le grandi aziende e ai loro terreni di OGM, conquista di nuovi ed efficaci strumenti di welfare per un reddito di base contro la precarietà, rifiuto del debito contro l’autoritarismo di istituzioni europee anti-democratiche.

Pilastri di un modello di sviluppo differente, realmente democratico e rispettoso dei territori, per affermare il quale, come Redazione parteciperemo alle giornate di mobilitazione convocate dal 29 aprile al 3 maggio a Milano.

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