Riprendiamoci le spiagge
Articolo tratto da Bomba Carta, giornale del Collettivo L'Officina di Ostia. Il 22 aprile al Porto Fluviale l’iniziativa per rivendicare la libertà di accesso alle spiagge.
“Riprendiamoci le spiagge”, come a ribadire l’esigenza di riappropriarsi di un bene comune, sottratto per essere svenduto a prezzi irrisori ai soliti padroni collusi e ben ammanicati che campano a nostre spese e ci vietano, contro ogni legge e buon senso, di usufruirne liberamente come naturalmente e giuridicamente ci spetta.
Perché davvero le spiagge non sono più nostre, e i fatti e i dati (di Legambiente e della trasmissione televisiva Report soprattutto) lo testimoniano in maniera più che inconfutabile: nell’estate 2009, ben 53 dei 56 stabilimenti di Ostia non sono risultati liberamente accessibili, della serie che non ti fanno entrare e poggiare tranquillamente l’asciugamano nell’area antistante gli ombrelloni fissi delle strutture nel 94,5% dei 17.5 km di costa lidense ad essere precisi! Perlomeno nell’estate del 2008, tra spiagge libere e stabilimenti “a norma di legge” agibili, la statistica “saliva” al 20% !
Uno schifo a dirla tutta, una vergogna senza precedenti che sta inquinando visibilità e appetibilità turistica di tutto il territorio oltreché le nostre tasche.
Ma da cosa nasce il problema? Da una totale assenza legislativa in materia?
No, la legge stavolta non c’entra, perché c’è ed è anche abbastanza chiara nella sua formulazione essenziale. Da quando l’articolo 3 della legge costituzionale n.3/2001 ha modificato il Titolo V della Parte Seconda della Costituzione assegnando la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (lettera s, art 117) alla legislazione esclusiva dello Stato, e il governo del territorio e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, numerosi sono stati i provvedimenti nazionali e comunali adottati.
A partire dal P.U.A. (Piano di Utilizzazione degli Arenili), introdotto dal D.L. n. 400/93, modificato dalla legge n. 494/1994 e approvato dalla Giunta comunale di Roma nel 2004, che prevedeva un progetto di riqualificazione e regolamentazione in 5 anni delle spiagge che avrebbe riassicurato la giusta misura del 60% di visibilità spaziale libera e 40% occupata. A impatto visivo, nel 2010, gli stessi muri che si ergevano in passato lungo l’arenile sul lungomare di Ostia sono ancora tutti presenti. Non sono scomparsi i tornelli dello Sporting Beach, dell’Arcobaleno o della Casetta, né tantomeno gli “ingressi agevolati” per i giornalieri (comunque paganti) del Kursaal. Nulla è cambiato nel corso degli ultimi due anni a dispetto di impegni alla “legalità” presi dai balneari, la linea della costa è ancora quest’anno un susseguirsi di spiagge inaccessibili e muri che corrono paralleli al mare. Ristoranti, cabine, muretti, alte e fitte aiuole e quant’altro occludono completamente la vista del mare a chi percorre Lungomare Duca degli Abruzzi, Lungomare Paolo Toscanelli, Piazzale Magellano, Lungomare Duilio e Lungomare Amerigo Vespucci. Ma c’hanno lasciato accessibilità costante su Via Litoranea dai “Cancelli” fino al Comune di Pomezia!
Progetto bloccato quindi, abortito sul nascere, relegato a pratica accessoria e poi al dimenticatoio, per essere cortesi. E a nulla sono valsi i proclami dell’assessore regionale al Turismo, Stefano Zappalà, di creare entro l’anno 2010 la “Banca dati delle spiagge” geo-referenziata e digitalizzata per incrociare i dati cartografici comunali dei P.U.A. con quelli del censimento delle concessioni demaniali marittime conservati negli archivi dei 24 Comuni del litorale, perché la società per azioni (Litorale Spa) cui era stata commissionata l’”impresa” verrà abolita dalla manovra di assestamento della Presidente Polverini. Tanto rumore per nulla insomma, e pensare che si parlava anche di un ricorso alle foto satellitari per evidenziare anomalie e incongruenze!
Nel 2006, poi, si tenta con la Legge Finanziaria, introducendo 2 commi all’articolo 1 (nn. 251 e 254) che nella loro enunciazione, tanto elementare quanto pratica, non avrebbero potuto lasciar adito al benché minimo dubbio:
– comma 251: “È fatto obbligo per i titolari di concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella conccessione, anche al fine della balneazione”;
– comma 254 prevede inoltre “un corretto equilibrio tra aree concesse a privati e arenili liberamente fruibili”. Spetta poi alle Regioni e ai Comuni la garanzia e il rispetto di questo indirizzo nei piani regionali e nelle deleghe ai Comuni.
Risultato? Immaginatevelo, non avrei scritto questo articolo altrimenti. Basta confermare che quel 94,5% di cui parlavo sopra non è minimamente “sceso” nell’estate del 2010.
Il 30 Aprile 2010, invece, è il turno del Presidentissimo Alemanno, Sindaco di Roma, a metter mano alla questione: in quattro e quattr’otto forgia l’Ordinanza Balneare 2010 (Ord. n.117), esempio emblematico del livello di presa per il culo cui siamo soggetti per mano degli che gestiscono gli stabilimenti e dei politici che legiferano solo per dovere d’onorario. L’articolo 3 prescrive, con termini ancora più semplici e diretti, che “ i concessionari dovranno apporre in modo ben visibile ad ogni ingresso della concessione, apposita cartellonistica in due lingue (italiano, inglese), riportando la dicitura L’ACCESSO E IL TRANSITO SUGLI ARENILI SONO LIBERI E GRATUITI PER IL RAGGIUNGIMENTO DELLA BATTIGIA E DELLA FASCIA DI ARENILE DEI 5 MT DESTINATA AL LIBERO TRANSITO” . L’articolo 7 poi specifica in maniera più perentoria: “È obbligo per i titolari di concessioni di consentire il libero e gratuito accesso ed il transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area compresa nella concessione, anche al fine della balneazione o destinate al libero transito”.
L’apoteosi! In ben 27 stabilimenti su 65 verificati (ovvero il 41,5% del totale), il cartello non è stato visto ed è quindi assente o posizionato male, in maniera tale da scoraggiare le persone a passare. Nemmeno Alemanno c’è riuscito, nemmeno lui che si presenta come il garante della legalità che non conosce compromessi né mezze misure!
Ma chi sono questi furbacchioni inafferrabili che fanno delle spiagge il proprio e solo loro campo d’investimenti?
Assobalneari Italia, l’associazione che riunisce le imprese balneari aderenti, a livello nazionale, al sistema Federturismo Confindustria. Nata nella primavera del 2006, conta oggi oltre 700 aziende iscritte, operanti in tutte le regioni italiane bagnate dal mare. Con sede sociale a Roma, l’associazione è presieduta da Renato Papagni, Ingegnere/imprenditore già famoso per la costruzione del polo notatorio di Ostia, struttura mai utilizzata costruita per i mondiali di nuoto del 2009.
Una lobby d’intoccabili insomma, una cricca che lucra un’enorme quantità di soldi spendendo cifre per i canoni demaniali che hanno dell’incredibile per la loro esiguità. Come emerso dall’inchiesta del programma televisivo “Report”, basta pensare che lo Stato calcolava nel 2008 di incassare da questi canoni 215.000.000 euro, mentre ne arrivarono solo 103.377.025 e nel 2009 ancora meno, solo 97.715.881. Di media uno stabilimento spende all’anno 30 mila euro di canone a fronte di guadagni di oltre 3 milioni di euro (molti percepiscono anche il triplo!). Parliamo di guadagni del 300%. I casi sono tanti, e si va dal Ristorante MED che solo per essere in legno paga appena 5.166,79 euro annui, al Venezia che ne paga 22.000 annui per 13.000 metri quadrati in cui sono piazzate circa 200 cabine, oltre al resto ovviamente.
Di fronte questo quadro vergognoso e’ arrivato il momento di riprenderci le spiagge.
Le spiaggie sono un bene comune e in quanto tale non accettiamo che qualcuno possa imporci di pagare per qualcosa che è di tutti. Per questo motivo, studenti delle scuole e delle università, giovani lavoratori e disoccupati, e semplici cittadini che si sono stancati di dover pagare il prezzo dell’inefficienza della politica complice dei saccheggiatori del nostro tempo e dei nostri spazi, si sono uniti per lanciare una campagna di riappropriazione del proprio litorale e del presente in ogni aspetto della vita. Rivendicano insomma, a partire dall’iniziativa di lancio di venerdì 22 Aprile 2011 al Porto Fluviale, l’accesso gratuito alle spiagge senza più tassa sul mare; lo stop alle concessioni demaniali perché le spiagge sono e devono rimanere libere; il rispetto del vincolo paesaggistico attuabile solamente attraverso l’abbattimento e smantellamento del lungomuro.
Semplice pure questo, no?
RIPRENDIAMOCI LE SPIAGGE Coming soon! – VENERDì 22 APRILE ORE 17
(occupazione ex caserma via del porto fluviale 12)

