Rigenerare la città
Alla Festa dell'Unità parla il nuovo Assessore alla Trasformazione urbana Caudo: «Con trasparenza e partecipazione cambieremo la città»
Venerdì 5 luglio al Parco Schuster, alla Festa dell’Unità, prima uscita pubblica per il neo assessore alla trasformazione del territorio della giunta Marino, l’urbanista e ricercatore di Roma Tre Giovanni Caudo. Con lui Michele Civita, Assessore alle Politiche del Territorio, Mobilità e Rifiuti per la Regione Lazio e Roberto Morassut, deputato PD, già assessore all’Urbanistica della giunta Veltroni e oggi membro della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati; tema dell’incontro, moderato da Marco Tolli, “Tutela del territorio e rigenerazione dell’edificato: un impegno per Roma”.
Nel corso del dibattito si è parlato di consumo di suolo, riqualificazione del già costruito e diritto all’abitare: tutti argomenti caldi in una città reduce da cinque anni di amministrazione Alemanno (senza dimenticare il contributo della giunta regionale Polverini), che ha fatto dell’espansione immobiliare e della cementificazione le proprie discutibili risposte all’emergenza abitativa. Dal palco hanno ricordato come in 5 anni si siano avvicendate ben 64 delibere in materia urbanistica, nessuna delle quali ha saputo o voluto affrontare il problema in modo organico, preferendo lasciare carta bianca ai costruttori per l’ampliamento delle costruzioni già esistenti: come accaduto in attuazione del pluricontestato Piano Casa del 2009, che autorizzava aumenti di cubatura fino al 30% di edifici a uso non residenziale, prevedendo in cambio, a mo’ di obolo sociale, che una parte di essi fosse destinata ad alloggi di edilizia sociale a canone calmierato: il cosiddetto social housing privato.
Nonostante la gravità dei temi, il nuovo assessore Caudo parte con entusiasmo. Parla di «spirito di squadra», di «laboratori partecipativi» per coinvolgere la cittadinanza nelle decisioni, di una nuova idea di città «che superi l’approccio alla trasformazione lotto per lotto», per lasciare spazio a una visione unitaria di recupero e implementazione dell’esistente; poi però vira sul realismo e ricorda che «l’urbanistica ad alta intensità speculativa ha seminato Roma di ruderi», menzionando le Torri di Renzo Piano all’Eur e i “mostri” di Piazza dei Navigatori, tuttora inutilizzati. Condanna senza appello anche l’idea che la vendita di beni pubblici possa servire da soluzione al problema delle risorse, «l’esperimento è fallito anche in Paesi europei meno complessi e indebitati di noi». Sostiene – e lo fa con decisione – che rimettere alle imprese private la trasformazione urbana porti con sé grossi rischi, e che l’unica risposta sia rilanciare un circolo virtuoso fra pubblico e privato, imponendo regole unitarie e trasparenti per avviare trasformazioni mirate alla «rigenerazione unitaria» del tessuto della città.
A confermare l’urgenza del tema, sul diritto all’abitare è tornato il giorno successivo il sindaco Marino, intervenendo alla festa: ha promesso la creazione di «un database che permetta di conoscere quale sia il nostro patrimonio immobiliare», finalizzata alla concessione di alloggi a prezzi accessibili – una volta si diceva popolari – alle persone tagliate fuori sia da un mercato privato impazzito sia dal circuito dell’edilizia economica e popolare, che di fatto non esiste più.
Sul social housing, comunque, il Professor Caudo è più amaro che mai: «quando per un concetto semplice si usa un’espressione inglese, significa che sotto sotto c’è la fregatura».

