Notizie dal Cto occupato: parla un medico e dirigente
All'interno dell'ospedale prosegue l'occupazione. Medici e infermieri fanno le proprie proposte, pochissimi i cittadini ad ascoltare
Continua l’occupazione all’interno del Cto, e continuano i dibattiti su come proseguire. Dentro e fuori dell’ospedale di proposte e soluzioni, e analisi utili alla comprensione del come ci si trovi con un deficit di 900 milioni, se ne condividono tante. Il personale medico e di servizio dell’ospedale sta facendo il possibile per opporsi alla chiusura e diffondere l’allarme.
Durante l’ultima riunione, lo scorso martedì, l’ospedale sembra deserto. Nonostante il partecipato corteo della mattina e la diffusione dei volantini con l’invito a intervenire all’assemblea, oltre agli interni e a qualche giornalista, ci sono solo due cittadini. Eppure non si tratta solo del futuro dei posti di lavoro, e della chiusura del pronto soccorso, che certamente interessa i residenti della zona, ma anche della perdita di un centro ospedaliero ad alta specializzazione (unità spinale, chirurgia della mano, ortopedia e traumatologia d’eccellenza) punto di riferimento per questi interventi a Roma come in Europa.
Abbiamo intervistato un medico e dirigente dell’ospedale, che ci chiede di restare anonimo.
Core: Cosa succede con la chiusura del Cto?
Dottore: Stando ai fatti dal primo gennaio il Sant’Eugenio dovrebbe accorpare tutta la nostra struttura, e noi saremo chiusi e trasferiti in massa. Quattro reparti ortopedici, la neurochirurgia, le due chirurgie, l’urologia, l’unità spinale, la radiologia e la terapia intensiva verranno tutti quanti riassorbiti in vario modo e a vario titolo al Sant’Eugenio.
C: Ed è fattibile secondo lei?
D: È fattibile ma molto difficile, e non dal primo gennaio. Pare che al Sant’Eugenio oltre alla nostra finirà anche la neurochirurgia del Pertini. Non si può mandare a lavorare venti ortopedici tutti insieme dalla mattina alla sera al Sant’Eugenio. Dove li metti? Il rilancio da parte della direzione aziendale di questo ospedale è trasformarlo da un ospedale chirurgico a un poliambulatorio. Quindi tutti quelli che stanno in lista d’attesa a casa con il menisco rotto, l’alluce valvo, la spalla infiammata più tutte le protesi di anca e di ginocchio che sono in lista d’attesa qui, verranno, probabilmente, messi in lista d’attesa al Sant’Eugenio. Ma a questo punto bisognerà capire come gestire due liste d’attesa, chi viene prima chi dopo, chi passa avanti, e intanto la gente a casa aspetta. Mentre se noi rimaniamo aperti, forse lentamente e con mille difficoltà, riusciamo ad operarli. Più tutti i traumi, che invece si devono operare subito. Qui operiamo la frattura del femore dell’anziano in 48 ore, siamo tra i pochi nel Lazio, e infatti ci chiudono.
C: Fisicamente al Cto che cosa rimane?
D: Mistero, non si sa nulla. Se viene un poliambulatorio vuol dire che questo posto rimane aperto dalle mattina alle 8 alla sera alle 18. Poi la notte si chiude e tutti a casa, il posto letto sparirà. Tutti al Sant’Eugenio dove non è che mettono altri posti letto, quelli sono e quelli rimangono. C’è proprio un impoverimento della qualità delle vita, dei lavoratori e dei cittadini. Adesso qui al Cto io faccio il pronto soccorso, i tempi d’attesa sono tra una e due ore. Vedremo domani al Sant’Eugenio o al San Camillo…
C: Qual’è la ricetta alternativa ai tagli da parte vostra?
D: La nostra proposta è di portare qui l’ortopedia del Sant’Eugenio, invece del contrario, e creare un polo ortopedico serio. Riaprire la chirurgia della mano, che è stata chiusa e il rimpianto degli arti. Qui al Cto abbiamo uno dei pochi eliporti cittadini abilitati al volo notturno, appalto da 600.000 euro, aperto nel 2007 e già chiuso, o meglio di fatto non utilizzato perchè non possiamo più ricevere pazienti così gravi. Infatti lo usa il San Camillo, che fa atterrare qui i pazienti e poi li porta di là in ambulanza quando la loro pista non è agibile. Allora sarebbe veramente il caso di ricreare qui un polo orto-traumatologico serio, iniziare a rimpacchettare qui tutte le energie disperse, visto che nel Lazio ogni anno ci sono circa 7.000 fratture di collo femore dell’anziano, e non si sa dove mettere queste persone. Poi ci sono tutti quelli che cascano, traumi vari, protesi con l’artrosi, anca; e sono proprio tutte quelle patologie di elezione che si aspettano a casa, perchè oggi tirare fuori 1.500 euro per fare un tunnel carpale chi ce l’ha?
Quindi, il punto finale, è che è arrivato un commissario che nessuno ha votato, nominato da un governo, legittimo, ma che nessuno ha votato, che sta facendo delle scelte su dei diritti fondamentali come il diritto alla salute. Stiamo così.

