Resistenze

Pubblicato il 3 giugno 2011 | da Michela Cicculli - RebusMagazine

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L’idroelettrica di Itaipù

La centrale più grande del mondo, cartina di tornasole dei rapporti politici tra il Paraguay e Brasile

L’idroelettrica di Itaipù rappresenta un tentativo umano di regolare la natura, il più maestoso che io abbia mai visto. Ha molti primati in quanto a magnificenza tecnica, ma è soprattutto la più grande centrale idroelettrica in funzione al mondo. Si trova a pochi km dalle cascate di Iguazu sul corso del Rio Paranà.

Appartiene al Paraguay e al Brasile che dividono la produzione in parti uguali, c’e una  linea gialla con dieci turbine da una parte e dieci turbine dall’altra, nascoste all’interno di giganteschi piloni di cemento. In verità lo scarto tra i fabbisogni energetici dei due partner è talmente grande che il Paraguay sfrutta una turbina e mezza a fronte del pieno impiego delle installazioni brasiliane; questo significa che il surplus lo vende esclusivamente al Brasile a prezzo di costo, in pratica gli cede la produzione totale delle 8 turbine inutilizzate senza poter ricavare alcuna ricchezza aggiuntiva.

Gli interventi necessari in Paraguay in tema di energia elettrica sarebbero molti e sembrano paradossali per un paese che ha meno di 6 milioni di abitanti e gode di risorse idriche in grado di fornire molta più energia di quella consumata nel paese. Anzitutto si potrebbe provvedere ad una copertura totale del territorio e ad una migliore e più economica, molti la reclamano gratuita, erogazione del servizio da parte della società pubblica che se ne occupa, la Ande.

Qui l’uomo è intervenuto sulla morfologia del territorio ottenendo dei benefici; la centrale soddisfa rispettivamente l’87% della domanda brasiliana e il 19% di quella paraguayana. In particolare il fiume è stato allargato affiancando un letto artificiale a quello naturale,  rinforzato con muri contenitivi laterali per permettere il passaggio dell’acqua accumulata nel bacino soprastante, un lago di 1350 km2. Ha piovuto molto in questa stagione, tanto che in altre parti del Brasile le inondazioni hanno fatto danni per milioni di dollari; qui invece due dei tre canaloni di sfogo laterali sono stati aperti permettendo all’acqua in eccedenza nel bacino di proseguire il suo corso senza passare per le turbine. Succede poche volte all’anno, lo spettacolo è incredibile. Scorre giù con una potenza ed una velocità che sfuggono agli occhi, l’impatto crea un muro d’acqua che dura un istante per poi continuare a scorrere mentre una polvere di acqua aleggia nell’aria, l’impressione è che potrebbe trascinare via qualsiasi cosa si trovi davanti  sbattendolo giù fra i flutti.

Itaipù è una causa nacional per il Paraguay, che punta  soprattutto all’equità con il vicino ma è anche fonte di grosse polemiche sulla gestione corrotta e poco chiara, come denunciato dagli stessi funzionari. Rimane ancora in piedi il vecchio sistema ereditato dalla dittatura stroessneriana, l”alternanza” di oggi con Lugo al governo ha coinvolto la base dell’apparato amministrativo e istituzionale in minima parte e la cupola dirigente rimane ancora la stessa e ugualmente potente. Sarebbe proprio questo l’elemento che ha permesso al Presidente di rimanere in carica nonostante la forte sfiducia delle altre forze politiche, governative e di chi lo ha votato 3 anni fa.

Intanto alla centrale si lavora di immagine: dal 2008, accanto all’approvvigionamento di energia, la direzione paraguayana ha aggiunto più vari e nobili  “valori patriottici”, cosi li chiamano: trasparenza, onestà, protezione ambientale, energia per lo sviluppo economico, turistico e tecnologico. Nel nuovo restyling rientra anche la richiesta di una revisione dell’accordo del 1973, per permettere un riequilibrio dei vantaggi, una compensazione per tutta l’energia già venduta e per favorire il ristabilimento della sovranità energetica del Paraguay. Il Brasile non può più pensare di crescere da solo.




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