Il Fronte del Porto: la città non è in vendita
La delibera per la 'alienazione e valorizzazione' delle ex caserme non si ferma, ma dal Fronte del Porto la risposta arriva forte e chiara: "la nostra vita non è in vendita!"
Per chi non lo ricordasse la delibera n°8 approvata il 4 giugno 2010 “Piano delle alienazioni e valorizzazioni degli immobili militari della città di Roma” prevede -a seguito della cessione di queste al Comune di Roma da parte del Ministero della Difesa- la vendita delle 15 ex caserme sul territorio della Capitale, per una superficie complessiva di 82 ettari e una volumetria complessiva di 1.500.000 metri cubi. La stima economica prevista di questa operazione e che entrerebbe nelle tasche del Comune è di circa 2,5 miliardi di euro.
Le strutture inserite nel programma sono: lo Stabilimento Militare materiali elettrici e di Precisione di via Guido Reni, la Direzione Magazzini Commissariato di via del Porto Fluviale, i Magazzini A.M. di via Papareschi, il Forte Boccea, la Caserma Donato di via del Trullo, i Magazzini del Genio, le Caserme Gandin (di via di Pietralata), Medici (di via Sforza), Piccinini (di via Casilina), Ruffo (di via Tiburtina), Nazario Sauro (di via Lepanto), Ulivelli (di via Trionfale), lo stabilimento Trasmissioni di viale Angelico, l’ex caserma Reali equipaggi in via Sant’Andrea delle Fratte e l’ex convento di Santa Teresa in via San Francesco di Sales.
Nonostante le accuse di svendita del patrimonio pubblico e le tantissime iniziative di protesta costituitesi in tutta Roma in comitati di contestazione, il Comune non retrocede e i primi quattro ex edifici militari di questo elenco sono già stati messi a bando, mentre gli altri lo saranno gradualmente.
È del tutto indifferente questo programma al fatto che a via del Porto Fluviale 12 vivono da 8 anni circa 100 nuclei familiari, che con sforzi di autocostruzione senza precedenti -tramezzi per dividere gli alloggi, fognature, impianto elettrico e tanto altro- hanno già recuperato e rivalorizzato l’ex caserma ‘Direzione Magazzini Commissariato’, dando una risposta concreta, e per ora l’unica, al problema della casa in questa città.
A seguito di ciò prosegue la loro lotta e il 7 dicembre scorso c’è stato una nuova iniziativa per coordinare le energie in movimento invitando la cittadinanza nella grande sala comune -da poco inaugurata- appunto a via del Porto Fluviale.
La serata è iniziata con la proiezione del documentario ‘Good bye Roma’, di Gaetano Crivaro e Margherita Pisano. Nel video si entra in contatto diretto con la vita di queste persone, famiglie di italiani e di migranti, che non potendosi permettere un tetto sulla testa, coordinati dai movimenti di lotta per la casa, hanno occupato questo casermone abbandonato rendendolo il condominio multietnico e colorato che è oggi.
A seguire si è svolta l’assemblea pubblica, che era stata pubblicizzata con queste parole “Per noi oggi l’ex caserma di Via del Porto Fluviale, l’unica occupata ed abitata, diventa il ‘Fronte del Porto’, un simbolo a cui affidiamo la semplicità di un messaggio inequivocabile: la nostra vita non è in vendita!”.
A prendere la parola sono innanzitutto gli organizzatori: “L’obiettivo di questa serata non è solo porre la questione del nostro futuro di occupanti, quello che vogliamo è che il Fronte del Porto divenga un luogo di accumulazione di tutte le energie dal basso e le esperienze di lotta di questo territorio, perchè crediamo fortemente che le nostra lotta sia la lotta di tutti, e uniti dobbiamo dimostrare come il governo del territorio sia un diritto di chi lo abita. -e ancora, proseguono- La sfida in cui crediamo è quella di vedere la crisi di questo sistema capitalistico che si ripropone ciclicamente come un’oppurtunità di cambiamento. ‘Se non ora quando’ è lo slogan che meglio interpreta i nostri tempi, e risiede nel potenziale della collettività’.
Una sottolineatura che ci sembra importante riguarda il discorso dell’apertura al quartiere della ex caserma. ‘In questi anni- racconta un occupante- il nostro portone è rimasto chiuso molto spesso. Ma questo non perchè noi consideriamo questo luogo di nostra proprietà. Il motivo è ovviamente legato al pericolo di sgombero e al rischio di operazioni violente da parte delle Forze dell’Ordine. Perchè purtroppo in questa città se sei un cittadino che crede che un Bene Comune sia qualcosa di cui i cittadini stessi devono decidere, o se sei una famiglia che all’alternativa di dormire sotto un ponte sceglie quella di occupare un posto abbandonato contribuendone al recupero sia fisico che come spazio di vita e di attività, allora sei un criminale e da tale vieni trattato. Da oggi però le nostre porte sono spalancate e ci auguriamo che entri a conoscerci più gente possibile, perchè da soli non possiamo resistere e il nostro diritto all’abitare è lo stesso di tutti e va difeso insieme.”
Prendono poi la parola i tanti venuti a portare la solidarietà di altre realtà sociali e luoghi di produzione della cultura e dei servizi dal basso. Ci sono le Ribellule che annunciano lo spostamento delle loro attività nella Sala da Tè del Fronte del Porto tutti i giovedì -anche a seguito dello sgombero dell’ex deposito Atac Ninci Sestilio, dove si erano precedentemente stabilite- e propongono percorsi di approfondimento e sportello consulenza per i problemi di genere e violenza sulle donne. Ci sono esponenti del Volturno occupato, dell’occupazione Laurentina, del CSOA La strada, di Action Diritti in Movimento, del LOA Arcobax e tanti altri e perfino un giornalista di Fuori Orario che riprende la discussione.
Dopo questo confronto, per dare concretezza al concetto di recuperare un luogo standoci insieme e facendosi comunità si prosegue con la cena sociale ‘Sapori dal Mondo’. L’atmosfera è allegra e guardandosi intorno è facile riconoscere tra i presenti quasi tutti i protagonisti del documentario, abitanti dell’occupazione, ivi compresa una folla di bambini, che giocano, corrono e intervengono da padroni di casa quali sono.
Quanto di più inaspettato per chi venendo da fuori attraversa il caos di autovetture dal clacson impazzito imbottigliate ed indifferenti su via del Porto Fluviale. Eppure ci sono i palloncini all’angolo e il portone, stavolta, è spalancato. L’invito è quello di entrare, e scoprire da voi il Fronte del Porto.
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