Eutelia: oltre il danno la beffa
Condannati al pagamento di una multa salatissima dodici tra i dipendenti che presidiarono la sede romana dell’azienda.
Ancora una volta dobbiamo occuparci del caso Eutelia. Due settimane fa, infatti, è arrivato un decreto penale di condanna per dodici lavoratori ai quali erano state prese le generalità la mattina in cui Samuele Landi, fondatore dell’impresa e ora latitante a Dubai, fece irruzione nell’azienda presidiata. Il blitz del Landi, coadiuvato da alcuni vigilantes che si spacciarono per poliziotti, fu poi fermato dalle forze dell’ordine e, dopo un anno e mezzo, possiamo leggerne il risultato.
Il decreto penale di condanna consiste in una pena di un mese di carcere convertita poi dal pm in 7.600 euro di multa per ognuno dei dodici lavoratori e in 7.500 euro per le guardie giurate che scortarono Landi. “Oltre al danno la beffa”, ci racconta Gloriana, ex dipendente Eutelia, “noi eravamo lì a difendere il nostro lavoro in maniera pacifica e quelli della Barani Group, ovvero i vigilantes, hanno ricevuto una condanna minore, oltre al fatto che la posizione di Samuele Landi è stata stralciata, nonostante anche lui si fosse spacciato per poliziotto chiedendo documenti a tutti. Guarda caso, latitante a Dubai, non è stato assolutamente coinvolto in questa faccenda”.
È importante dire che i lavoratori Eutelia realizzarono il loro presidio grazie al placet della prefettura, garantito dal prefetto Pecoraro che aveva dato il via libera al proseguimento dell’assemblea permanente a patto che fosse stato garantito il servizio dell’azienda. Ci spiega ancora Gloriana che “qualsiasi problema c’è stato con gli apparati di rete di Eutelia noi o l’abbiamo risolto personalmente o abbiamo fatto entrare i colleghi di Eutelia per risolvere il problema”. Addirittura le forze dell’ordine erano informate e avevano dato il via libera all’occupazione dei lavoratori: “ogni mattina ci veniva a trovare il commissario della caserma di San Basilio, che è accanto alla nostra sede”. Per tutti questi motivi, quella mattina, l’intervento delle forze dell’ordine consistette soprattutto nello sgombero dei vigilantes della Barani Group e non dei lavoratori di Eutelia che poterono continuare la loro lotta indisturbati per altri quattro mesi. Quest’ultimo decreto di condanna è dunque “un’ulteriore violenza inaudita nei confronti di tutti i lavoratori in lotta del nostro paese”. Secondo Gloriana è assurdo che in uno stato democratico si possa indagare all’insaputa dei cittadini e condannarli senza che abbiano la possibilità di difendersi, se non con un difensore di ufficio.
Per risolvere questa situazione gli ex dipendenti Eutelia si sono rivolti ad un collegio di penalisti, lo stesso che li sta seguendo, gratuitamente, in tutti i processi penali in corso contro il Landi. “Ci hanno consigliato di opporci a questo decreto penale di condanna andando a richiedere un processo tradizionale, con i tre gradi di giudizio, nel quale esporre le nostre ragioni ed avere un dibattimento serio”. Il problema è che per questi lavoratori in cassa integrazione le spese giudiziarie sono veramente insostenibili. Per questo motivo l’assemblea degli ex dipendenti, il 30 marzo, ha decretato che, per pagare i cinquecento euro di bolli obbligatori per ognuno dei dodici lavoratori, si intraprenderanno iniziative di sensibilizzazione della società civile, che già più volte ha dimostrato di essere vicina alla causa degli ex dipendenti Eutelia. Oltre alle vie legali, però, l’assemblea è ricorsa anche ad un’altra strada: la politica. Un mese fa, infatti, ad un’assemblea aperta alla partecipazione di alcuni esponenti politici, i lavoratori hanno presentato un loro piano industriale per dimostrare che la riunificazione di Agile in Eutelia rappresenta ancora un’operazione economicamente vantaggiosa. Attraverso il segretario della FIOM Landini, gli ex dipendenti dell’azienda hanno chiesto un’audizione alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. “Così come ha fatto Marchionne che si è presentato alla Commissione Lavoro presentando il suo progetto, anche noi come lavoratori volevamo avere questa possibilità di raccontare alle istituzioni il nostro progetto” ci dice ancora Gloriana.
Nonostante l’ultima umiliazione, in questo caso giudiziaria, gli ex dipendenti dell’azienda ancora non demordono e continuano a battere ogni strada possibile per vincere la loro lotta.

