Resistenze

Pubblicato il 28 novembre 2012 | da Amedeo Ciaccheri

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Con Piero nel Cuore

Erri De Luca interviene all'iniziativa in ricordo di Piero Bruno

E’ sempre emozionante capitare alla Garbatella in una di quelle sere in cui la comunità si raccoglie, in cui nonostante il primo freddo autunnale, l’aria si scalda con la voce, e la memoria diventa un filo tenuto da mani diverse, che si allunga di generazione in generazione. Lo scorso 22 novembre alcune realtà del quartiere, ormai anche loro storiche, assieme a tante e tanti altri, garbatellani e non, hanno approfittato di una serata particolare per riallacciare il filo della memoria alle strade e per riprendere il racconto. Il 22 novembre è l’anniversario dell’uccisione di Piero Bruno, studente e militante del nostro quartiere che 37 anni fa fu assassinato nel corso di una manifestazione in solidarietà con l’Angola indipendente. Da allora tante iniziative si sono susseguite nel corso degli anni per parlare di Piero e di quegli anni; e ancora da qualche anno un coraggioso esperimento di Scuola Popolare porta il nome di Piero e racconta la sua storia agli studenti e alle studentesse di oggi. Quest’anno però il ricordo di Piero ha colorato di rosso vivo il cielo notturno della nostra Garbatella in maniera ancora più toccante; assieme alla storia di Piero, il pensiero della sua comunità non poteva non legarsi al ricordo di un altro compagno da poco scomparso, Fabrizio Scottoni, tra i primi a raccontare alle generazioni successive la storia di Piero, e di quegli anni ’70 così complicati, terribili e leggendari. Grazie alla voce di Claudio D’Aguanno un corteo spontaneo si è mosso così attraverso le sedi politiche storiche del quartiere, per finire davanti al centro sociale La Strada, dove risiede la Scuola Popolare Piero Bruno, e dove orgogliosamente da oggi si trovano una targa e un murales dedicati a quegli anni, a Piero Bruno, a Carlo Giuliani, a Fabrizio Scottoni e a tutti i ribelli. Ospite della comunità garbatellana, per una sera, anche Erri De Luca, anche lui legato fortemente alla storia di Piero, di cui grazie all’impegno di Cristina Volpe, possiamo pubblicare oggi l’intervento orale davanti alle mura del centro sociale. Se la memoria è un ingranaggio collettivo, è il caso però di ringraziare chi come Claudio, la Casetta Rossa, la Casa delle Memorie e il csoa La Strada, da anni ormai si impegnano a far sì che momenti come questi si moltiplichino in una città, oggi più che mai, bisognosa di riallacciarsi con il filo della sua storia, davvero ribelle.

Ed ecco l’intervento di Erri De Luca, 22 novembre 2012, Garbatella, sera:

“Dunque Pietro è morto in questo modo. In quello stesso anno, era il 1975, quel Parlamento all’unanimità, aveva approvato delle leggi speciali per l’ordine pubblico che permettevano alla polizia di sparare senza bisogno di legittima difesa, che permetteva alla polizia di fare perquisizioni senza mandato di magistratura, che permetteva alla polizia di trattenere una persona ore 48, senza avvisare, non solo l’avvocato ma neanche il magistrato, quelle leggi erano delle leggi speciali in un paese che stava attraversando una guerra civile. Quella era la temperatura politica di allora e la nostra generazione, la nostra generazione rivoluzionaria, è stata all’altezza di quella temperatura politica.
Pietro Bruno è morto perché è andato a manifestare davanti all’ambasciata dello Zaire, che aveva in quel momento invaso L’Angola, che era una nazione sotto dominio portoghese che si era ribellata dopo decenni di lotte di liberazione e si era appunto, finalmente, ribellata ed aveva conquistato l’indipendenza. In quel momento lo Zaire, un paese colonialista là vicino, aveva invaso l’Angola per cercare di accaparrarsi dei ricchissimi giacimenti di materie prime, di diamanti. Dunque, questo gruppo che andava a protestare contro l’ambasciata dello Zaire, è stato li attaccato e sparato alle spalle mentre si ritirava.
A raccontalo oggi sembra assurdo che uno possa andare a fare una protesta sotto l’ambasciata dello Zaire, che sarebbe da andarselo a cercare sulla geografia dove si trova questo paese, eppure, quella generazione era così: la generazione che si è più impicciata di storia del mondo e di geografia, perché il mondo in quel tempo era rivoluzionario e si spostavano così i rapporti di forza da nord a sud fra est ed ovest. L’Italia era il paese che aveva la più alta concentrazione di sostegno e di sostenitori delle rivoluzioni del mondo ed ecco perché da noi, in quelle nostre piccole sedi di Lotta Continua, ma immagino in molte altre sedi dei gruppi di allora, si venivano ad appoggiare rivoluzionari di tutto il mondo. Io ho conosciuto, rivoluzionari di Brasile Argentina, Perù, Messico Cile, Irlanda, Angola, Mozambico, Spagna, Vietnam, naturalmente, Cambogia, Grecia, venivano da noi! Venivano da noi e trovavano sostegno, perché eravamo il giusto retroterra di tutte quelle rivoluzioni nel mondo, eravamo contemporanei di quelle lotte di rivoluzioni, che vincevano! Vincevano su larga scala.

Ecco che Pietro Bruno non è stato ammazzato per sbaglio, è stato ammazzato come un combattente , come un rivoluzionario, come uno dei tanti rivoluzionari del mondo di quella generazione.
Io sono stato responsabile diretto della morte di Piero Bruno e di quella decisione di andare a protestare sotto l’ambasciata dello Zaire, responsabile diretto, in quanto a me spettava il ruolo di responsabile delle cose di piazza, del servizio d’ordine e di questo tipo di azioni ”extra corteo”.Dunque, non sono uno dei suoi compagni ,sono stato il suo capo, il suo responsabile. Oggi, continuo a pensare che seguito avrebbe avuto Piero? Il seguito che abbiamo avuto noi, probabilmente, quello che abbiamo fatto dopo che Lotta Continua si è sciolta. Dove siamo andati a finire: una parte è finita nelle lotte armate, gran parte di Prima Linea del nord è stata fondata da Lotta Continua, una parte è finita in altre formazioni armate, una grande, buona parte , si è sfondata di droghe perché non lo poteva sopportare il passaggio alla normalità,alla naturalezza, l’addio alla comunità dei rivoluzionari che siamo stati. La gran parte di noi è rimasta nei suoi posti a continuare a vivere e a fare le sue cose senza fare nessun commercio e nessuna vocazione a passare dall’altra parte e a diventare parte del gruppo dirigente di questo paese. Nessuno di quel parlamento, e dei parlamenti di allora proveniva da quelle fila, non c’è stato ricambio, la nostra generazione non ha fornito ricambio alla classe dirigente di questo paese, ma è rimasta fuori .
Allora ecco quello che Piero poteva essere : una di queste possibilità. Stava dentro quel ragazzo che è stato abbattuto quel giorno in un colle di Roma, una di queste possibilità, probabilmente poteva finire nella lotta armata e proseguire li la nostra militanza, poteva arrendersi e sfondarsi di droghe per dimenticarsela quella seconda possibilità della vita per tagliarsela corta, oppure poteva e questa forse è la cosa più buffa e bizzarra , poteva ritrovarsi fra noi qui ,sei sette olimpiadi dopo, quegli anni a parlare di lui.”




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