Resistenze

Pubblicato il 9 giugno 2011 | da Andrea Celiberti

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Cittadini vs Comune: è scontro per il casale

Il Comitato “Tor Carbone” ha iniziato la sua battaglia per l’agibilità degli spazi di un grande casale su Grotta Perfetta destinato dal comune ad un centro per le tossicodipendenze

Passeggiando su via di Grotta Perfetta non si può fare a meno di notare uno splendido casale rosso, circondato da un grande giardino. A questa bella visione, però, fanno da contrappeso due particolari che distolgono l’attenzione dalla bellezza dell’edificio: lo stato di abbandono, evidenziato dalle finestre chiuse e dall’erba del giardino incolta, e i grandi striscioni appesi sul muro di cinta, firmati “comitato Tor Carbone”, con su scritto “questo casale è dei cittadini”.

La storia del casale è travagliata. Dopo anni di abbandono totale, l’allegato O della convenzione firmata nel gennaio 1994 e che ha dato il via alla realizzazione del comprensorio di Tor Carbone, ha statuito che esso dovesse essere ristrutturato e poi, a seguito del suo collaudo, consegnato al Comune. Questa cosa è avvenuta, il Comune ha acquisito il casale alla fine del mese di agosto dello scorso anno, ma la destinazione d’uso indicata in convenzione nell’allegato, che faceva riferimento ad “attività ricreative di quartiere”, non

è stata rispettata in quanto l’edificio è stato destinato all’Agenzia comunale per le tossicodipendenze. Ciò ha suscitato una forte delusione nei cittadini che si aspettavano di poter utilizzare i locali.  “Le attività svolte nel casale, volendo, possono anche non essere ricreative in senso stretto”, ci ha raccontato Giorgio Osti, rappresentante del comitato di quartiere Tor Carbone, “magari possono essere sociali, ma devono rimanere di quartiere. Il comune, invece, ha  acquisito questo patrimonio e poi l’ha traslato ad un’agenzia comunale che ha una sua attività dedicata ad un uso più ampio e non strettamente territoriale”.

Il quartiere è formato, tra l’altro, in larghissima maggioranza da giovani coppie che hanno bambini o in età elementare o addirittura prescolare, fatto che rende un centro per l’aiuto ai tossicodipendenti quasi obsoleto per il territorio in se. “Dobbiamo considerare anche che l’edificio si erge in un quartiere dove manca un qualsivoglia punto di incontro e socialità”, continua Osti, “c’è solo la Chiesa e la cosa è ben nota ai nostri rappresentanti municipali”. Il comitato Tor Carbone comunque, ci ha spiegato sempre il suo rappresentante, non nega in toto l’importanza di un centro dove ragazzi con problemi possano avere qualcuno con cui parlare, ma propone delle alternative a quel casale, come ad esempio l’ex Dazio sulla via Ardeatina, la cui ristrutturazione è costata quasi un miliardo e mezzo di Lire e viene utilizzato a fine settimana, per i servizi igienici, da chi partecipa alle processioni dirette al Santuario del Divino Amore.

La domanda che sorge spontanea è perché proprio ora si siano alzati i toni della protesta, nonostante sia quasi un anno che la struttura è stata assegnata all’Agenzia. Osti ci ha spiegato che è proprio questo il problema: a tutt’oggi nessuno vi ha ancora messo piede. Nel luglio 2010 il casale era stato assegnato al Patrimonio del Comune di Roma, poi è stato messo nelle mani del dipartimento dell’ex assessore Marsilio (Politiche Educative), dopo un mese l’assessore ha assegnato il casale all’Agenzia Comunale per le tossicodipendenze. Sul finire del 2010 l’agenzia stessa ha bandito una gara per le associazioni che potevano offrire assistenza ai tossicodipendenti. Il bando è stato sospeso all’inizio del 2011 perché nel frattempo c’è stata la ricostituzione della Giunta Comunale, la Marsilio venne sostituita da De Palo, che immediatamente “ha voluto vederci chiaro”. Il blocco del bando ha fatto sì che il casale continuasse a non essere utilizzato, perché neanche il modesto stanziamento (90.000 euro per circa due persone a tempo pieno, i servizi e i costi strutturali per un anno) che era stato previsto nel bando veniva speso. Il direttore dell’Agenzia, Canu, ha dichiarato che l’emanazione del nuovo bando richiederà un certo periodo tal che il casale non potrà essere assegnato prima del mese di gennaio 2012. L’edificio, dunque, non è stato solo abbandonato per diversi mesi, ma lo sarà per altrettanti. Ecco spiegato perché i 280 metri quadri coperti e i 5000 metri quadri di giardino sono in stato di totale abbandono ed ecco spiegato anche il motivo della presenza di quei grandi striscioni sul muro di cinta. Il comitato di quartiere ha deciso di intraprendere la strada della petizione popolare e in tre mattinate è riuscito a raccogliere 700 firme. Ad oggi si cerca di raggiungere la quota 1000, anche perché la necessità di uno spazio non riguarda solo il quartiere Tor Carbone, ma anche i quartieri limitrofi come Roma70. Si sta cercando quindi una forte pressione da parte dell’opinione pubblica nella convinzione che “noi non chiediamo nulla che non ci sia dovuto”. 




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