Arte e territorio: una chiacchierata con Luca Imperiali, pittore
L’artista, in procinto di dipingere per la quarta volta il Gasometro, si racconta su Core
Incontro Luca Imperiali di ritorno da una importante mostra a Cagliari, dopo il successo e l’affluenza dello scorso Luglio alla galleria Santa Cecilia di Roma l’artista è stato invitato ad esporre le sue opere nell’isola. La nostra intervista avviene in una location suggestiva, il terrazzo del lotto di case popolari in via del commercio. Il cavalletto è già montato, rivolto verso il sole del tardo pomeriggio che illumina il gasometro e tutte le rovine industriali del Porto Fluviale. Salendo ci siamo lasciati alle spalle il vociare fitto della pipinara del cortile impegnata in accese partite di pallone e di palla avvelenata e adesso possiamo gustare la calma di questo paesaggio urbano fuori dal tempo.
Sigaretta accesa, cellulare spento, Luca si accinge a tracciare le prime linee a carboncino, le fondamenta di quello che diventerà un quadro su tela.
Core: un pittore nel 2011, sembra un po’ anacronistico…
Luca Imperiali: «Essere pittore in questi anni è una cosa non solo fuori moda ma per molti aspetti è davvero complicato. Nell’epoca della tecnologia e delle arti applicate, delle performances e delle istallazioni la pittura viene vista come un qualcosa di superato, quasi retrò.
Come artista sto cercando di andare oltre queste facili etichette improntando la mia ricerca pittorica sul quotidiano, dipingendo paesaggi, oggetti e volti della vita di tutti i giorni».
C: Come nasce la tua passione per le arti figurative, raccontaci il tuo percorso artistico
L.I: «Disegno e dipingo da che ho memoria, ho iniziato copiando le copertine dei dischi degli Iron Maiden e da li non ho più smesso. Oltre alla passione avevo bisogno di affinare la mia tecnica e verso la metà degli anni ’80 ho fatto un corso di illustratore all’Istituto Europeo di Design dove ho appreso molte tecniche illustrative tipo l’uso della mezzatinta in b/n con le varie matite, l’uso degli acquarelli al miele e di quelli sintetici, la tempera, l’aerografo sia con l’uso dei mascherini sia a mano libera e ho iniziato a prendere confidenza con i colori a olio.
Finito il corso mi sono trovato di fronte ad un problema: avevo imparato molte tecniche utili ma non sapevo dipingere dal vero ed è stato a quel punto che ho fatto la scelta, rivelatasi in seguito decisiva per la mia carriera, di iscrivermi al corso di Scuola Libera del Nudo dell’Accademia delle Belle Arti di Roma.
Da quel momento il mio approccio alla pittura è radicalmente cambiato: per i primi due anni ho disegnato la modella e i calchi senza nemmeno avvicinarmi ai colori, in seguito ho iniziato a colorare dipingendo dal vero modelli e paesaggi urbani. La preziosa esperienza formativa in Accademia è durata complessivamente otto anni».
C: Raccontaci che tipo di lavori fai in questo periodo
L.I: «Dipingo dal vero e in plein air e il mio stile è molto vicino concettualmente a quello degli Impressionisti. Mi piace molto il paesaggio urbano e le suggestioni dei luoghi dove sono nato, il quartiere Ostiense e la Garbatella. Ho dipinto molte volte l’area del Gasometro, mi affascina lo skyline che disegna su Roma e la sensazione di lontananza che emana, come fosse poggiato sul nulla. Questi ruderi industriali fanno parte dell’immaginario di ogni romano, descrivono la nostra città allo stesso modo delle rovine antiche».
C: Hai scelto di essere pittore full-time, trasformando la passione in un lavoro. Quale è la situazione attuale del mercato dell’arte, si può vivere di pittura?
L.I.: «Come puoi immaginare il lavoro del pittore puro nell’era della tecnologia diventa una scelta quasi romantica, il bombardamento di immagini al quale siamo sottoposti è l’antitesi del sentimento poetico, osservare un quadro è un viaggio all’interno di un mondo meditativo che mal si adatta a questi tempi dove invece l’arte è un fenomeno di mero consumismo.
Il mercato è molto difficile da raggiungere e molto chiuso, la pittura vera sembra essere stata dimenticata dai “cravattari dell’arte” e le cose che vanno di moda sono video-arte, istallazioni e performance, soprattutto se intrise di una trasgressione solo di facciata senza contenuti poetici.
L’artista di oggi non si confronta più con un discorso di bottega che durava anni. Si tenta il salto subito, verso conclusioni artistiche veloci, immediate e senza sforzo. Quindi la pittura sta morendo».
C: Sembri molto pessimista in materia Luca, ti sentiresti di consigliare qualcosa ad un ragazzo in età scolastica che voglia intraprendere il mestiere e l’arte di pittore?
L: «Consiglierei di buttarsi in questa avventura malgrado tutto, anche se la logica vorrebbe tutt’altro. Gli direi di intraprendere il mestiere di pittore malgrado le possibilità di un ritorno economico siano molto remote, quello che la pittura regala all’artista e a chi ne fruisce è impagabile, è una forma assolutamente potente di conoscenza della materia e del mistero celato dietro le sue forme.
La pittura è una magia senza tempo che l’uomo dei tempi passati padroneggiava con disinvoltura e che lo aiutava a vivere in sintonia con la natura».
Ci salutiamo con Luca ringraziandolo caldamente, la tavolozza è ormai un groviglio di colori e le mani sapienti del pittore ne mescolano attentamente le quantità. Sotto questa luce splendida ed eterna è difficile ricordarsi di essere nel presente, ma è tempo di lasciare l’artista al suo lavoro e di tornare mestamente ad impaginare l’articolo sul computer.

