A Montagnola la cittadinanza sostiene l’oratorio
Dopo le ultime critiche rivolte al centro estivo organizzato dalla parrocchia SS. Martiri dell'Uganda, la cittadinanza si schiera compatta dalla parte sacerdoti
“La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde.” Chissà se don Luigi sa di questo moteggio del parroco di Barbiana. Immagino di sì, penso che don Lorenzo Milani ispiri ancora i preti giusti.
E se tutto un quartiere si è sollevato per difendere quello che Luigi e Davide hanno creato, vuol dire che la cosa giusta l’hanno fatta per davvero.
Aggiungo che a perdersi i ragazzi non è solo la scuola, ma anche alcuni quartieri di Roma, pieni di muretti, vuoti di attività sociali.
Si sa, struciare il podice sugli aspri muretti diviene insopportabile, sopratutto in estate. Così, quando i due don giusti Luigi e Davide aprono le porte della parrocchia per accogliere i ragazzi orfani della scuola, il flusso di partecipanti cresce di giorno in giorno.
L’idea è quella di usare gli spazi della parrocchia dei SS. Martiri dell’Uganda per ospitare attività ricreative per ragazzi e ragazze in età scolare: niente di straordinario, tornei di calcetto e basket, corsi di chitarra. Quanto basta per trascorrere qualche ora insieme, lasciando mamma e papà al lavoro che invece non finisce ahimé il 5 giugno.
Ci sono trecento ragazzi che passano per la struttura, e la partecipazione è a libera sottoscrizione: chi vuole e chi può, che paghi. Cosa potrebbe desiderare di più un quartiere che i più sottili definiscono dormitorio?
Come in un feuilleton di bassa lega, ecco però apparire l’antagonista misterioso. Si materializza una prima volta in forma anonima, facendo presente che l’abitudine di chiamare i ragazzi all’uscita con un megafono poteva essere felicemente abbandonata in luogo di una più silenziosa pacca sulla spalla. Ebbene, il sensibile udito fu accontentato, e i genitori iniziarono a prelevare i propri pargoli manu propria.
Dopo un breve periodo di tranquillità, il secondo atto: con un giro piuttosto contorto, la cittadinanza viene informata che c’è una lettera esposto contro il centro estivo. Nella missiva, della quale ignoriamo il mittente, si lamenta il chiasso provocato, argomento poco consistente dal momento che il centro è aperto dalle 8,30 alle 13, non calpestando il diritto alla pennichella di alcuno. Inoltre, si prospetta un calo imminente del valore degli immobili prospicienti la parrocchia a causa del trambusto che quest’ultima sta provocando. Neanche il più retrivo lettore de Il Tempo che si lamentasse del più rosso dei centri sociali arriverebbe a ideare una motivazione tanto strampalata e bislacca. Tant’è…
I genitori dei ragazzi che vengono accolti in parrocchia hanno però preso posizione: il centro non deve chiudere, e anzi dovrà esserne garantita l’apertura anche il prossimo anno. Tutto il quartiere è solidale: i vicini, i portieri, il fornaio, il barista. Tutti insieme, per tenere aperto un oratorio. E quando dico tutti, intendo che il fronte è composto anche da molti genitori che inizialmente diffidavano della reputazione delle parrocchie come luoghi di educazione. Eppure si sono ricreduti, e il merito va onestamente dato ai due giusti di cui sopra.
Anche il vicinato ha dato una mano: il fornaio offre la colazione, la parrocchia le bevande (il boicottaggio delle marche a stelle e strisce non ha retto alle rimostranze di 300 indomiti bevitori di Fanta). La scuola di via Giuseppe Berto, pochi isolati più in là, ha offerto la propria piscina una volta a settimana ai ragazzi in segno di solidarietà.
I genitori e il quartiere hanno chiamato alla mobilitazione generale: è partita una raccolta di firme per tutelare il centro estivo. Se qualche lettore o lettrice vuole contribuire alla battaglia di un quartiere a fianco di un prete buono per i bambini del quartiere, vessati da un perfido signor Nessuno, potrà firmare la petizione negli orari di apertura del centro, presso la parrocchia dei SS Martiri dell’Uganda, in via Ravà alla Montagnola.
Dal libro Cuore è tutto.

