8 marzo: non fiori, ma solidarietà internazionale
Domani corteo cittadino da via Ostiense ad Ararat. Perché «la lotta delle donne kurde è la lotta di ognuna di noi»
La giornata internazionale della donna, come tutte le ricorrenze ufficiali, è solamente una data. Oltre le mimose e l’apparato promozionale della società dei consumi, resta un quotidiano in cui sessismi e discriminazioni di genere sono la regola in ogni campo, dalla scuola alla politica ai posti di lavoro.
Da qui la scelta dei coordinamenti femministi di dedicare le iniziative di questa giornata, in numerose città, alla solidarietà con le donne del popolo kurdo. Per l’assemblea di femministe e lesbiche che si è tenuta al centro di cultura kurda Ararat lo scorso 22 febbraio, «La lotta delle donne kurde non è solo una lotta militare contro IS, ma una posizione politica contro il capitalismo – che oggi è neoliberista e neocoloniale – e contro la struttura patriarcale».
Le combattenti delle YPJ, dopo anni di silenzio dell’informazione sull’esperienza rivoluzionaria del Rojava, sono finite al centro dell’attenzione mediatica globale: ma più che come parte integrante di un popolo e di un movimento di resistenza, sono state rappresentate come “madri coraggio” o attraenti guerrigliere. Si tratta della stessa informazione che racconta i femminicidi in Italia e nel mondo come casi di cronaca, anziché come ricaduta di una precisa impostazione politica e culturale. Un gigantesco equivoco che riguarda tutte – studentesse e politiche, casalinghe e sex workers, campesinas e guerrigliere – e tutti, imponendo il genere e le sue presunte connotazioni come elementi determinanti dei ruoli nella società.
Il corteo di domani partirà alle 10 dallo spazio delle Cagne Sciolte, l’ex strip club occupato al 137 di via Ostiense, per arrivare ad Ararat, in l.go Dino Frisullo a Testaccio, dove la giornata proseguirà con un pranzo sociale a sostegno della ricostruzione di Kobanê, proiezioni e un’assemblea pubblica.
Se la giornata dell’8 marzo può ancora avere un senso, è come occasione per riattivare pratiche di solidarietà internazionale femminista: solidarietà a chi lotta – in casa, in piazza o in trincea – contro qualunque forma di oppressione, contro il controllo dei corpi e (quindi) del pensiero.

