L’ultima ruota… del progresso
Fuori dalla top ten riguradante l’uso delle due ruote, Italia fanalino di coda in Europa per la mobilità sostenibile
Non c’è molto da commentare o da sorprendersi. Tra i primi dieci paesi in Europa per l’utilizzo della bicicletta dell’Italia non c’è traccia. Non è però chiara la dimensione dell’arretratezza del nostro paese nel campo delle due ruote a propulsione umana. Prendiamo i primi della classe, i nederlandesi che sono campioni di andatura sostenibile: lassù, di biciclette se ne vendono circa un milione e duecentomila ogni anno. La popolazione d’Olanda è totalmente cicloassuefatta, il 99% degli olandesi si sposta in bici e la capitale da sola totalizza l’incredibile (per noi capitolini) distanza di 400 km di piste ciclabili. Ciò permette al 40% dei pendolari di raggiungere i luoghi di lavoro o studio senza accendere alcun motore. Si potrebbe argomentare che l’Olanda è un paese piatto e con una popolazione relativamente esigua, sebbene sfiori i 15 milioni. Il gradino più basso del podio però ci toglie ogni scusa, dal momento che i cugini tedeschi sono più di 80 milioni, dei quali 62 milioni si spostano abitualmente con il mezzo ciclistico: stiamo parlando di oltre il 75%. Per di più, aggiungerei, si tratta di paesi dove le condizioni meteo e di temperatura spingerebbero a chiudersi in un automobile ben più di quanto si faccia quaggiù da noi. Fuori dall’Europa le due nazioni che si distinguono per l’uso delle biciclette sono i due colossi orientali Cina e Giappone. Nel primo caso si tratta di una vera a propria tradizione culturale. Con pochi yuan la Rivoluzione Culturale mise a disposizione di una popolazione altrimenti immobile un mezzo di trasporto.In Giappone invece la tradizione ciclistica si può dire che non esista: si tratta dopotutto di uno dei maggiori produttori mondiali di autovetture, camion, moto e motorini. Eppure nella terra di Honda, Kawasaki, Yamaha, Honda, Mitsubishi, Toyota le politiche governative hanno dovuto implementare strategie di spostamento sostenibile per i milioni di pendolari che quotidianamente si muovo no tra gli smisurati conglomerati urbani che affollano il paese del Sol Levante fin dagli anni 60. E in Italia?
C’è davvero da mettersi le mani nei capelli, seppure esista qualche esempio di virtù ciclistica. Tra questi si può citare il caso della Liguria, dove la società Area 24 gestisce il riutilizzo dei 24 km della linea ferroviaria dismessa nel ponente ligure, da Ospedaletti a San Lorenzo al Mare. Si parla di un suggestivo itinerario lungo la riva ligure che ha riscosso approvazione da tutta Europa. Per ora resta una cattedrale nel deserto, in attesa che qualche amministratore pubblico spinga il suo sguardo oltre il proprio naso e cerchi di cogliere l’esempio dei partner europei.

