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Pubblicato il 31 ottobre 2016 | da Fabio Ferrari

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Spagna, la destra torna al governo grazie ai socialisti

Dopo 300 giorni senza governo, l’astensione del Psoe permette ai Popolari di Rajoy di tornare a guidare l’esecutivo

Si è consumata a Madrid la versione iberica del patto del nazareno. Dopo dieci mesi senza un accordo per la formazione di un governo e due tornate elettorali, sabato pomeriggio Mariano Rajoy, segretario del Partido Popular, è tornato ad essere ufficialmente il primo ministro della Corona grazie all’appoggio del principale partito d’opposizione, il Partido Socialista Obrero Espanol.

Lo stallo è stato sbloccato dall’interno del disastrato Psoe. Dopo vari e vani tentativi di formare un governo con entrambe le altre due principali opposizioni (Podemos e Ciudadanos), i socialisti hanno dapprima defenestrato il segretario Pedro Sanchez, per poi accordare l’astensione alla presentazione di Rajoy come leader di un governo di minoranza targato PP e puntellato al centro da Ciudadanos.

Diversi analisti spagnoli hanno commentato la mossa come l’ennesima virata al centro dei socialisti, formazione che con l’ascesa di Podemos ha cessato di essere punto di riferimento per la sinistra iberica.

Pedro Sanchez, fermo nel no a un qualsiasi accordo con i popolari, dopo un lungo tira e molla è stato messo in minoranza dai notabili del partito, che lo hanno costretto alle dimissioni da segretario e alla convocazione di un nuovo congresso di partito nei prossimi mesi.

Per il momento il “sacrificio” dei socialisti permette l’uscita da oltre 300 giorni senza governo. Tuttavia la mossa del Psoe sposta le pedine in favore del mantenimento dello status quo proprio in un momento in cui il PP è continuamente coinvolto in diversi scandali di corruzione e tangenti.

Gli scricchiolii all’interno del bastimento socialista sono fortissimi. Dopo aver perso oltre due milioni di voti in due tornate elettorali e all’indomani della decisione di appoggiareiglesias il nuovo governo del PP, la base del partito è in agitazione e sui social molti militanti parlano apertamente di frode elettorale. Ci si chiede come sia possibile che Rajoy torni al governo proprio grazie alla mancata opposizione di chi in campagna elettorale si era presentato come alternativa al governo del PP.

Un governo che nelle ultime due legislature ha fatto sentire sugli spagnoli il peso dell’austerità imposta dalla Ue con politiche lacrime e sangue.

Con l’harakiri del Psoe Podemos (che dalla scorsa estate in parlamento si chiama Unidos Podemos, grazie all’alleanza con Izquierda Unida) conquista il ruolo di leader dell’opposizione e punto di riferimento della sinistra nonostante il fallito sorpasso sui socialisti in termini di voti. Tuttavia per Pablo Iglesias e i suoi rimane l’amarezza di aver perso un’occasione. Il programma di Podemos, per quanto rimodulato all’interno di una coalizione di governo, avrebbe portato la Spagna ad una svolta in chiave economica e sociale.

Tra i punti salienti del programma di Iglesias e dei suoi, la riforma del mercato del lavoro, il reddito minimo di cittadinanza, l’alt agli sfratti e fine delle porte girevoli tra attività politica e business imprenditoriale. Inoltre, in un frangente di forti spinte centrifughe, Podemos si è espressa in favore della possibilità di realizzare un referendum per l’indipendenza della Catalogna.

Ambizioni di trasformazione democratica che, troppo spinte per i vecchi notabili socialisti, hanno fatto scappare la gallina dall’aia. E ora Rajoy, (apparentemente) senza vincoli di mandato nonostante il governo di minoranza, sembra trovarsi tra le fauci un boccone facilmente digeribile.

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