“Non saremo parte di questo crimine”, l’appello della comunità accademica turca
Raccogliendo l'invito alla diffusione di UIKI Onlus e Rete Kurdistan, pubblichiamo le parole dei docenti e ricercatori turchi sotto attacco per essersi schierati contro Erdogan e con il popolo curdo
Negli ultimi giorni, in Turchia, decine di persone appartenenti al mondo dell’università e della ricerca sono già state arrestate con accuse di tradimento e terrorismo – o hanno subito provvedimenti disciplinari – per aver firmato una petizione che chiede al governo di interrompere gli attacchi contro la popolazione, revocare i coprifuoco imposti in molte città del Kurdistan turco e riprendere i negoziati di pace. Di seguito il testo dell’appello, a cui la comunità accademica italiana è stata invitata ad aderire per esprimere solidarietà ai colleghi turchi e per difendere la libertà di espressione.
«Noi, gli accademici e le accademiche e gli scienziati e le scienziate di questo paese, non saremo parte di questo crimine!
Lo Stato turco, a Sur, Silvan, Nusaybin, Cizre e in molte altre località, attraverso coprifuoco della durata di settimane, condanna i suoi cittadini e le sue cittadine a morire di fame e di sete. In condizioni di guerra, interi quartieri e città vengono attaccati con armi pesanti. Il diritto alla vita, all’incolumità fisica, alla libertà, all’essere al sicuro dagli abusi, in particolare il divieto di tortura e maltrattamenti, praticamente tutte le libertà civili che sono garantite dalla Costituzione turca e dalle Convenzioni Internazionali vengono violate e abrogate.
Questo modo di procedere violento messo in pratica in modo mirato e sistematico, manca di qualsiasi fondamento giuridico. Non è solo una grave ingerenza nell’ordinamento giuridico, ma lede le normative come il Diritto Internazionale, che sono vincolanti per la Turchia.
Chiediamo allo Stato di mettere immediatamente fine a questa politica di annientamento ed espulsione nei confronti dell’intera popolazione della regione, che tuttavia è rivolta essenzialmente contro la popolazione curda. Tutti i coprifuoco devono essere immediatamente revocati. Gli autori e i responsabili di violazioni di diritti umani debbono renderne conto. I danni materiali e immateriali lamentati dalla popolazione vanno documentati e risarciti. A questo scopo chiediamo che osservatori indipendenti nazionali e internazionali abbiano libero accesso alle zone distrutte per poter valutare e documentare la situazione sul posto.
Invitiamo il governo a creare le condizioni per una soluzione pacifica del conflitto. A questo scopo il governo deve presentare una roadmap che renda possibile un negoziato e che tenga conto delle richieste e della rappresentanza politica del movimento curdo. Per coinvolgere l’opinione pubblica in questo processo, al negoziato debbono essere ammessi osservatori indipendenti provenienti dalla popolazione. Con questo manifestiamo la nostra disponibilità a prendere parte di nostra libera volontà al processo di pace. Ci opponiamo a tutte le misure repressive mirate all’oppressione dell’opposizione sociale.
Chiediamo l’immediata cessazione della repressione dello Stato contro le cittadine e i cittadini. Come accademici e accademiche e scienziati e scienziate, così manifestiamo che non saremo parte di questi crimini e prenderemo iniziativa nei partiti politici, in parlamento e nei confronti dell’opinione pubblica internazionale, fino a quando le nostre richieste troveranno ascolto».
Inviare le adesioni a: info@retekurdistan.it

