Dispacci scuola

Pubblicato il 12 ottobre 2016 | da Irene Salvi

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Tutti a scuola (popolare)

Giovedì 13 ottobre, dalle 16.30, merenda e aperitivo per presentare le attività dell'anno che inizia e reclutare nuovi insegnanti per la "scuolina" di Garbatella

Tutela del diritto allo studio, contrasto alla dispersione scolastica, promozione di pratiche mutualistiche e solidali: in questa direzione la Scuola Popolare Piero Bruno inaugura il suo ottavo anno di attività, mentre i corsi riprenderanno regolarmente dalla fine del mese di ottobre. Nata nel 2008 all’interno del centro sociale La Strada come «progetto di affiancamento ai compiti e sostegno allo studio rivolto ai ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori del Municipio Roma VIII», inteso quindi come «laboratorio pedagogico orizzontale […] che sperimentasse la condivisione del progetto formativo su una comunità territoriale» aspirando a «fornire gratuitamente un servizio (quello delle “ripetizioni”) spesso troppo oneroso e quindi non accessibile a tutti», guardando dal lato dei maestri e delle maestre – quasi tutte persone molto giovani, che dedicano al progetto tempo libero e passione – sembra naturale considerarla anche una «palestra per educatori in formazione, operatori sociali e attivisti per il diritto allo studio».scuola pop

Domani – giovedì 13 ottobre – dalle 16.30 in poi, merenda per ragazzi e aperitivo per adulti saranno l’occasione per lanciare le attività dell’anno che inizia, conoscere il progetto educativo portato avanti dalla Scuola Popolare e presentare proposte e disponibilità (la scuola è sempre in cerca di nuovi maestri e maestre che vogliano dare il proprio contributo, partecipando alle attività esistenti oppure suggerendo nuovi progetti, iniziative e laboratori). Un “open day” che vuole coinvolgere ragazze e ragazzi insieme alle loro famiglie ma anche attivisti, cittadini e comunità locale, perché l’istruzione non riguarda solo chi ha dei figli in età scolare: se lo studio è scoperta e sviluppo dello spirito critico, la qualità della scuola è interesse di tutta la collettività. Negli scorsi mesi insegnanti e studenti hanno denunciato, anche scendendo in piazza in tutta Italia, le conseguenze di una riforma (la cosiddetta “Buona Scuola” approvata dal governo nel luglio del 2015) che rischia di delegittimare la partecipazione rafforzando i poteri del dirigente scolastici – i vecchi presidi – definiti “leader educativi” e dotati di un’autonomia decisionale che, di fatto, può aprire la porta a differenze di approccio e gestione non indifferenti all’interno del sistema della scuola pubblica, a seconda delle scelte di volta in volta adottate dalla direzione dei singoli istituti, oltre a condizionare l’importo dei finanziamenti pubblici a “obbligazioni di risultato” che sembrano favorire più la quantità che la qualità degli insegnamenti.

Se la scuola è sempre più improntata a criteri aziendalistici e di profitto, che alla crescita individuale e collettiva delle nuove generazioni antepongono logiche efficientiste e dinamiche di competizione (proponendo il mito del “migliore” e dell'”eccellenza” che si cela dietro alla troppo spesso decantata “meritocrazia”) a maggior ragione è necessario, come ricordava la Scuola Popolare Piero Bruno in occasione di un recente compleanno, «proporre un modello “altro” e alternativo di insegnamento/apprendimento, che sia circolare e non univoco, creando uno spazio dove ognuno ha un posto e nessuno resta escluso». In questo nuovo modello in divenire, improntato alla cooperazione e non alla competizione, «studenti e studentesse creano una realtà scolastica “fuori dagli schemi”, dove lo studio è anche – e soprattutto – socialità, stare insieme e aiutarsi l’un l’altro».

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