Il mercato di Garbatella riparte tra le proteste
Dopo 10 anni di chiusura, il mercato rionale riapre le porte al quartiere con una tre giorni dedicata alla cucina. L’ingresso è a pagamento e i cittadini non ci stanno
Simbolo delle vicende che sta attraversando la Garbatella è il suo mercato coperto. Là dentro dieci anni fa è iniziata la fine del quartiere popolare, del rione dei lotti di case Iacp, dei pensionati e dei ragazzini. Al suo posto un grande punto interrogativo: per ora il rione sta mostrando un’inaspettata inerzia al cambiamento. Tutto gli muta attorno: Iacp ora si dice Ater, i pensionati affittano agli studenti, la Circonvallazione finalmente si butta nell’Ostiense. Il mercato dieci anni dopo è invece ancora vuoto, un bel monumento al Gattopardo alla vaccinara: in fin dei conti tutto cambia perché nulla cambi.
I vecchi banchisti quello nuovo non lo vogliono, non c’è posteggio, le locazioni sono troppo alte, il punto è periferico: preferiscono restare sulla Circonvallazione Ostiense, in attesa che il provvisorio diventi definitivo.
I lavori di ristrutturazione del vecchio mercato sono una fabbrica di San Pietro: quando finalmente si concludono la risorsa di avere un luogo a disposizione del rione diventa una patata bollente dalla gestione imbarazzante. Il Campidoglio non trova migliore idea che inaugurarne la nuova vita con un serraglio di chef-star e produttori di caviale e tartufo.
Venerdì 16 Marzo si è aperta così al mercato coperto della Garbatella l’ottava edizione della rassegna Culinaria, una manifestazione dall’identità piuttosto multiforme; un po’ showcase per chef stellati e non dalle cucine di mezza europa, un po’ supermercato del molto-buono (ma anche molto-caro), un po’ piazza di centro commerciale con offerta di cibarie tra le più varie. Per chi conosce Eataly, la differenza è in buona sostanza la dimensione. In più molti masterchef si sono alternati ai fornelli: io ho avuto il piacere di osservare Angelo Troiani alle prese con la preparazione di un rollé di coniglio ai tartufi di mare; le altre cucine intanto sfornavano “Uovo marinato al miso, topinambour e caviale”, “Lumache e torba”, “Calamaro con la sua essenza, pallottole di pecorino, crema di patate affumicate e menta”. Insomma, niente cacio e pepe, né trippa, né vaccinara: certo avrei avuto una certa curiosità se queste stelle (michelin) del gusto si fossero misurate con i sapori del territorio, purtroppo tutte le cucine si sono rivelate simili fino all’omozigosi. Tante variazioni su un unico tema alla lunga lo rendono stucchevole, questa è la mia opinione.
I produttori quelli c’erano, ma il sottotesto è quello di un romanzo di Ian Fleming, non la popolare aria da rione: caviale, tartufo, vino elegante. Chi cercava un bicchiere franco e schietto, una foglietta che il XXI secolo avesse finalmente benedetto con una qualità decente, può accomodarsi all’uscita. Chi avesse voluto comprare delle puntarelle saporite, o dei broccoli romaneschi di un piccolo produttore locale, o dei carciofi romaneschi ben capati non era nel posto giusto.
Non è un caso che di gente ce n’è pochina: i dieci euro del biglietto hanno scoraggiato molti avventori. È un parco a tema per addetti ai lavori, con qualche giornalista che si aggira come uno squalo in cerca di bocconcini gratuiti (i più rimarranno poi a bocca asciutta, in tempi di crisi neanche il box della pizza con la mortazza regala più nulla).
A metà mattina poi un gruppo di attivisti del rione protesta che almeno aprano agli abitanti del quartiere santo cielo! Dopotutto il mercato è della Garbatella: dieci anni dopo la chiusura viene riaperto per un incontro del gotha dell’alimentazione. Si ottiene infine che da domenica in poi l’ingresso sia gratuito, il che spinge in alto il numero dei visitatori e sono (quasi) tutti contenti, gli avventori, i produttori gioiellieri, le chef-star, gli organizzatori (soprattutto). Non mi è però stato possibile dare risposta a una domanda che mi frulla nella testa da quel venerdì mattina: ce n’era davvero bisogno?

