“If Only I Were That Warrior” riporta alla luce la guerra d’Etiopia
Il documentario che approfondisce la rabbia che si è diffusa nelle comunità etiopi del mondo, quando è giunta la notizia che il comune di Affile aveva dedicato un monumento a Rodolfo Graziani
Analisi storiche, testimonianze dirette, filmati e fotografie d’archivio inedite rappresentano il lungometraggio If Only I Were That Warrior. Il documentario, girato tra l’Italia, l’Etiopia e gli Stati Uniti, vuole mettere in luce uno dei capitoli più oscuri della storia coloniale italiana durante la guerra d’Etiopia, in cui sono stati commessi crimini di guerra dalle truppe fasciste durante l’invasione e la successiva occupazione dell’Etiopia nel 1935.
If Only I Were That Warrior è il primo lungometraggio del giovane regista italiano Valerio Ciriaci che – dopo aver partecipato alla conferenza organizzata, a New York, dal Centro Primo Levi, dal John D. Calandra Italian American Institute e dalla comunità etiope proprio per discutere di Graziani e del mausoleo a lui dedicato – ha sentito il bisogno di approfondire lo sdegno e la rabbia che si sono diffusi nelle comunità etiopi del mondo, quando è giunta la notizia che il comune di Affile, in provincia di Roma, aveva dedicato un monumento a Rodolfo Graziani. Personaggio spicco del fascismo italiano e generale durante la Guerra d’Etiopia, Graziani fu responsabile di alcuni crimini di guerra per i quali non fu mai processato, come l’uso di armi chimiche e il ricorso a violenti rappresaglie contro la popolazione.
Nel film sono tre le testimonianze più importanti. La prima che appare all’inizio del documentario è Mulu, una donna etiope che vive in Italia dal 1992, che parla in radio mentre scorrono le immagini prima dell’Etiopia, poi del monumento a Graziani e poi di Roma. Poi c’è Nicola, un italo-americano figlio di coloni italiani emigrati negli Stati Uniti, che decide di capire il passato coloniale italiano partecipando agli incontri delle comunità etiopi-americane sconvolte dalla creazione del monumento.
Mentre in Etiopia vive un italiano appassionato di storia che colleziona materiale dell’epoca e che durante il documentario mostra un cimitero italiano, nelle campagne etiopi, e racconta come gli etiopi nei confronti degli italiani non hanno nessun risentimento.
Nel film appaiono anche persone che considerano Graziani un eroe e non mancano personaggi orgogliosi sia di essere italiani e sia di quello che è avvenuto.
Come spiegato – all’interno del documentario – anche dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il Comune di Affile aveva ottenuto un finanziamento per costruire e abbellire un parco e dedicarlo al Milite Ignoto, ma poi con grande furbizia è stato trasformato in un monuento al gerarca Graziani. Infatti è stato revocato dal Comune lo stanziamento per dare un segnale amministrativo e poi c’è stata la denuncia politica «perché è impensabile che l’istituzione della Repubblica Italiana possa dedicare dei monumenti a dei personaggi come Graziani che la storia ha condannato» ha concluso Zingaretti.
«Questo mio lavoro racconta la sofferta eredità storica della nostra avventura coloniale e individua – ha dichiarato il regista Valerio Ciriaci – un possibile ponte di collegamento tra due nazioni, che vogliono essere amiche nonostante tutto. Il caso Affile ci impone di condividere il peso del nostro passato e offre l’occasione per riavvicinare due popoli troppo a lungo divisi». Il documentario – che dura più di un’ora – è stato realizzato in tre anni e prodotto dalla casa di produzione Awen Films. Presentato a dicembre a Roma, Milano e Como, If Only I Were That Warrior ha vinto il premio “Gli imperdibili” – al Festival dei Popoli – come miglior documentario italiano. La realizzazione del lungometraggio si è avverata con la campagna di raccolta fondi sul sito www.kickstarter.com, partita nel febbraio 2014, ma anche grazie a Roma Lazio Film Commission, l’Archivio Centrale dello Stato e il Centro Primo Levi di New York.

