Dispacci

Pubblicato il 10 marzo 2016 | da Saba Camilletti

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Emergenza canili: paradigma di mala gestione di una città senza politiche

Sono passati 163 giorni dalla scadenza dell’affidamento diretto per il canile di Ponte Marconi. Più di 5 mesi. Gli ormai ex dipendenti, ma ancora lavoratori, dell’associazione L’Impronta sono sempre lì: senza stipendio, senza una lettera che li inviti ad andarsene, senza un passaggio di consegne ufficiale, senza notizie su chi si occuperà dei cani.

In questi 5 mesi L’Impronta Onlus ha fronteggiato diverse battaglie, più o meno condivise e più e meno collettive. Insieme alle altre associazioni animaliste, Avcpp in primis, si è schierata contro la privatizzazione dei canili comunali. Si è poi battuta per difendere gli allora 60 cani di cui era responsabile da ben 6 anni, dall’arrivo di una azienda privata da Bari, la Mapia Srl, ritenuta non idonea alla cura degli animali e per di più con un piano di gestione fortemente al ribasso.

Si è infine battuta per far valere il proprio diritto, in quanto seconda classificata nell’ormai famoso bando comunale, a subentrare nel secondo lotto di gestione dopo la scelta del primo classificato -per chi non ricordasse, primo vincitore del bando per la nuova gestione dei tre canili fu appunto Mapia Srl, che scelse quello di ponte di Marconi, e a seguito di ciò, L’Impronta, secondo classificato, scelse di spostarsi di su quello di Muratella- ma gli fu negato con una lettera dal Direttore dell’ufficio Tutela Ambientale e Benessere degli Animali.

La settimana scorsa hanno dichiarato ufficialmente la bancarotta, causa il protrarsi di questa assurda situazione. Tanto per rendere l’idea, c’è stata una raccolta fondi tra i volontari del canile per comperare il cibo per i circa 40 cani rimasti. Per fortuna sempre meno, visto che le adozioni non si sono mai fermate, ed anzi, sono aumentate grazie alla campagna di sensibilizzazione su tutta Roma.

Con un timing quanto meno strano, è arrivata invece la convocazione da parte del Sub Commissario Camillo De Milato -subentrato a seguito del commissariamento di Roma Capitale e facente le veci dell’ex Assessora all’Ambiente Estella Marino – ad un incontro privato per lunedì 7 marzo.

«La speranza è l’ultima a morire» dichiarano dall’Associazione, che ha accettato di attendere lunedì e recarsi in Comune con ormai un unico, rassegnato, obiettivo: «vogliamo unicamente ottenere il riconoscimento di questi 5 mesi di lavoro, e ricevere una comunicazione ufficiale relativa ad un passaggio di consegne». 

Invece il Sub commissario – che ha voluto ricevere solo i legali dell’associazione – ha dichiarato di non essere a conoscenza della situazione appena descritta ed ha chiesto a L’Impronta di rimanere, non si capisce bene a che titolo, ad occuparsi del canile ancora per 15 giorni, il tempo necessario per capire il da farsi.

Addirittura in un primo momento il Sub Commissario De Milato avrebbe dichiarato di essere intenzionato a volere procedere con il subentro di Mapia. Evidentemente nessuno gli ha spiegato che quel bando è scaduto il 31 dicembre 2015 e che Mapia ormai non ha alcuna qualifica per ottenere l’appalto.

Nessuno deve avergli spiegato inoltre che la logica del bando era quantomeno contorta: pensato ufficialmente per essere un ponte in attesa di un bando ‘europeo’ sembra che l’unico obiettivo raggiunto sia stato quello di ottenere un accordo al ribasso con Avcpp, portando l’affidamento diretto di quest’ultima per il canile di Muratella dai 320 mila e passa euro ai 250 mila circa attuali (cifre approssimative).  Nel frattempo Avcpp, a parità di mansioni e lavoro, è stata costretta a ridurre l’organico dicendo addio ai lavoratori a tempo determinato e mettendo in cassa integrazione gli inderminati. Mentre il Canile del Poverello è stato sgomberato senza un minimo di preavviso il 26 febbraio dalle forze dell’ordine in un’operazione tutt’altro che “ordinata”.

Ma se il Sub Commissario non conosceva questa situazione, se la parte politica è stata sospesa e rimossa nel corso delle varie vicende, c’è qualcuno che è rimasto sempre al suo posto, a gestire sul fronte amministrativo tutte le procedure e le trattative. Si tratta proprio del Direttore della Direzione Promozione Tutela Ambientale e Benessere degli Animali, Alessandro Massimo Voglino, al secolo Alex.

Uomo di fiducia di Alemanno, che non disdegna gli inviti ai “congressi” di Casapound e Blocco Studentesco, fu lui a firmare l’avviso pubblico di cui sopra, “Procedura comparativa finalizzata all’individuazione organismi da convenzionare con Roma Capitale per la gestione dei canili e dell’oasi felina” e fu lui a firmare tutte le determinazioni dirigenziali precedenti e successive il bando incriminato, compreso lo ‘Schema di convenzione per l’affidamento’ e la ‘Approvazione graduatorie relative alla procedura comparativa’. Nel complesso sono questi gli atti che hanno visto la cessazione dell’affidamento dei precedenti gestori, scatenando la protesta dei lavoratori e degli ambientalisti, l’occupazioni momentanea dei canili, il ricorso al Tar per la sospensione del bando ed infine lo stato attuale di caos.

Come hanno più volte sottolineato, non è mai stata sotto accusa da parte delle associazioni la necessità di un’amministrazione pubblica di ridurre sprechi e ammortizzare i costi, ma piuttosto la logica di un bando al ribasso che diminuendo le risorse economiche ed aumentando le mansioni, apriva le porte a privati e speculazioni, sulla pelle di lavoratori esternalizzati con meno diritti e di animali esposti a minori cure.

La suddetta logica è stata però smascherata dalla non volontà di attuare il bando. Il Comune, sempre nella persona del Direttore Voglino, non ha esitato a dare ordine di chiudere il Poverello trasferendo anche con l’uso della forza i cani in altre strutture private, ma stranamente, non si è  imposto quando si trattava di far insediare Mapia, né ha mai mandato una lettera o un avviso per andarsene a L’Impronta. Anzi, in questi 5 mesi la Polizia di Stato Commissariato C. Colombo si è recata più volte nel canile di Ponte Marconi certificando con vari verbali che nessuno stesse occupando la struttura ma al contrario L’Impronta proseguisse il proprio ruolo di gestore gratuitamente e in attesa di disposizioni mai arrivate.

Sempre Voglino ha negato a L’Impronta la possibilità, prevista per legge dalla procedura, di scegliere il secondo lotto disponibile e assumerne la gestione e contemporaneamente è stato l’uomo dell’ammistrazione che ha portato avanti la trattativa per raggiungere un accordo con Avcpp. Quest’ultima ha partecipato al bando con una proposta che superava la cifra offerta dal Comune, di fatto auto escludendosi dalla procedura e lasciando spazio a Mapia e L’Impronta. Eppure ad oggi si trova a Muratella con una proroga dell’affidamento diretto, ma si è vista decurtare la cifra di gestione e chiudere l’altra struttura con un sgombero forzato.

Qualcosa insomma non torna. Se vogliamo credere che Voglino abbia favorito una Onlus con un peso specifico su Roma e più di 100 lavoratori pronti ad occupare e dare battaglia, a scapito di una piccola associazione di 12 lavoratori, perché poi lo sgombero del Poverello e la decurtazione eccessiva del budget? Se l’intenzione era veramente quella dichiarata di risparmiare aprendo alle multiservizi private perché non insistere su Mapia ma lasciare Avcpp dentro i canili? Se si voleva chiudere Poverello già da anni perché inserirlo nella procedura di bando? E soprattutto, se si voleva sgomberare il campo da alcune associazione e ‘favorire’ una gestione meno frastagliata, perché lasciare per 5 mesi (e ancora 15 giorni) i lavoratori de L’Impronta ad occuparsi gratuitamente di una struttura comunale?

Le domande sono tante, e forse la maggior parte rimarrà senza risposta.

Quello che è certo è che questa vicenda sembra un paradigma calzante della situazione romana. In assenza di una visione politica e di un progetto forte di coesione sociale, i servizi di base si stanno sfaldando. Le procedure amministrative si mescolano con iter una tantum, con gli accordi ad hoc, con le gestioni di tecnici che, tra un via vai delle giunte politiche, fanno il bello e il cattivo tempo. Il tutto condito da rimasugli di mafia capitale. Chi ha un diritto da difendere viene parcellizzato, isolato e, anziché nemico degli interessi, diventa nemico degli altri diritti.

I più piccoli soccombono, i più deboli, che siano cani, anziani o bambini, perdono spazi di asilo.

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Autore

Scrivo su Core dal primo numero, febbraio 2009, seguendo i temi a me più cari: ambiente, sostenibilità, percorsi dal basso. Sono laureata in Architettura con una tesi in politiche urbane sulla co-gestione degli spazi pubblici ed ho un master in 'Design della Smart Cities'. Mi occupo di design di arredi con materiali naturali, co-design e design di servizi sostenibili. Alla ricerca di uno stile di vita più sano, insieme con la mia famiglia abbiamo avviato Biozen, un'azienda biologica dove, oltre a coltivare, si sperimentano attività e pratiche di architettura naturale. Da grande, tra le altre cose, vorrei fare l'architetto per bambini. Sono convinta che aiutarli ad organizzare con rispetto ed attenzione il proprio mondo fin da piccoli sia un ottimo modo per renderli adulti felici. E ne abbiamo bisogno.



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