Cultura

Pubblicato il 27 ottobre 2011 | da Adriano Manna

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Storie di sport diversamente abile: l’esempio del Santa Lucia Sport

Lo sport per le persone con disabilità ha visto, negli ultimi anni, colmare il gap che divideva il nostro paese dalle più avanzate realtà a livello europeo.

Solo nella città di Roma sono oggi riscontrabili 56 società sportive riconosciute dal Comitato Italiano Paralimpico, che raggiungono quota 71 se prendiamo in considerazione tutto il territorio della provincia.

Ciò nonostante, uno dei problemi principali che lo sport per disabili deve ancora affrontare in Italia è quello relativo all’informazione: molto spesso è difficile reperire notizie sui luoghi dove è possibile fare pratica sportiva, come ai più è completamente sconosciuta la vasta gamma di attività sportive praticabili dai portatori di handicap.

Sulla via Ardeatina, nel territorio dell’undicesimo Municipio, ha sede una delle più blasonate società sportive d’Italia, che promuove lo sport per diversamente abili con risultati lusinghieri: stiamo parlando del Santa Lucia Sport.

Negli scorsi numeri abbiamo avuto modo di raccontare ai nostri lettori la cronaca di alcuni dei più recenti risultati di assoluto rilievo, sia sul piano nazionale che internazionale, raggiunti dalla squadra di basket in carrozzina della società con sede in via Ardeatina n.306; ma non è questa l’unica disciplina sportiva ad essere praticata con profitto: il tennis tavolo ed il nuoto sono alcuni degli altri sport che il Santa Lucia promuove attraverso la partecipazione ai campionati italiani, ai tornei e alle gare nazionali e internazionali.

L’avventura di questo gruppo sportivo parte già nell’estate del 1960, anno in cui Roma ospitava, oltre alle olimpiadi per normodotati, la prima edizione assoluta delle olimpiadi estive per persone diversamente abili.

Nonostante questo pregevole primato, il nostro paese si è dotato di un vero e proprio organismo nazionale per la promozione di manifestazioni sportive solo nel 1974, quando nacque l’ANSPI (Associazione Nazionale Sport Paraplegici Italiani), predecessore dell’attuale Comitato Italiano Paralimpico.

Di passi in avanti ne sono stati fatti in questi anni, come ci racconta il Prof. Riccardo Vernole, direttore sportivo e allenatore del settore nuoto Santa Lucia Sport: “oggi il movimento italiano è riconosciuto come uno dei più avanzati in Europa, dove non a caso siamo ormai visti come un modello da imitare”.

Sotto un punto di vista mediatico, gli eventi sportivi nazionali ed internazionali stanno acquisendo spazi importanti nei palinsesti televisivi italiani, e sport come il basket in carrozzina possono vantare un campionato nazionale tra i più affermati a livello mondiale, con diversi giocatori stranieri che giungono appositamente in Italia per confrontarsi con il miglior livello disponibile.

Ma è il nuoto la pratica sportiva che conta, a livello internazionale, il più alto numero di praticanti, nonché l’età media più bassa. Lo scorso agosto si sono tenuti nella città olandese di Eindhoven i Mondiali paralimpici di nuoto, nel corso dei quali si è potuto constatare l’eccellente livello raggiunto dalla delegazione azzurra, che contava numerosi atleti ed alcuni tecnici provenienti anche dalle fila del Santa Lucia Sport.

C’è poi un altro aspetto, quello legato alla ricerca scientifica, che non può essere sottovalutato: “al Santa Lucia l’attività sportiva assume anche un rilievo per la ricerca medica, – ci racconta il Prof. Vernole – attraverso studi che pongono a confronto i soggetti portatori di handicap che praticano differenti discipline sportive. E’ ormai provato che l’attività sportiva provoca una forte riduzione del processo degenerativo di molte disabilità, portando con ciò anche ad una significativa riduzione dei costi per il sistema sanitario nazionale”.

Eppure i recenti tagli al sistema sanitario regionale, decretati dalla giunta di centro-destra della Polverini, rischiano di compromettere seriamente anche questa realtà sportiva, come ci racconta ancora lo stesso Vernole: “fino a questo momento la scelta della Fondazione è stata quella di non far ricadere in alcun modo la riduzione del budget sul bilancio del gruppo sportivo, ma è evidente che se la situazione si dovesse protrarre ulteriormente sarebbe inevitabile una ricaduta anche sul nostro settore. Speriamo che da parte della politica ci sia un ripensamento, basterebbe venire qui un giorno a vedere come lavoriamo per capire il patrimonio che si sta mettendo a rischio”.


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