Nobles Art all’Ex Fiera di Roma, la Team Boxe celebra le sue campionesse
La ASD Team Boxe Roma XI ha organizzato nove incontri di pugilato dilettantistico. Althea Ciminielli era tra gli ospiti: "La boxe ti mette di fronte le stesse prove a cui ti espone la vita"
Sabato 15 ottobre, in Via dell’Arcadia 60, l’ASD Team Boxe Roma XI, ha vestito ad arte l’ex Fiera di Roma per i meeting di pugilato dilettantistico: nove incontri da tre riprese di tre minuti ciascuno.
Lo spettacolo sportivo non è stato riservato solo agli addetti ai lavori. Si è trattata di una vera e propria festa di quartiere, folta di parentato, amici, giovani colleghi ed appassionati al genere.
Celebrate, con un’onorifica targa, le due campionesse italiane di pugilato femminile per dilettanti: Sabrina Marconi per i 48 chili, Althea Ciminiello per i 54.
Il pugilato è’ una disciplina che registra un rinnovato interesse. In aumento i calendari agonistici e dilettantistici, in aumento i tesserati.
Il tecnico Luigi Ascani della Team Boxe è uno degli organizzatori dell’evento: “Siamo una palestra che lavora sul sociale, entriamo nel quartiere e tiriamo fuori atleti. Lo testimoniano le nostre due campionesse in rosa, Sabrina e Althea. Siamo la quinta palestra in italia e la prima nel Lazio. E’ un risultato apprezzabile se consideriamo che è frutto di otto anni di lavoro sul territorio. Questa occasione di confronto è funzionale all’impegno che noi vogliamo mantenere con gli atleti perchè le loro soddisfazioni sul ring ci ripagano del tutto”.
La folta rosa dei pugili che si misurano è condita dalle forze della Team Boxe e da quelle di una rappresentativa dell’Abruzzo. Roberto Aschi è lo speaker che conduce.
Il primo che apre le danze è Abignente. Vince contro lo sfidante Giuffrida. Non c’è tecnica raffinata o estrosità di cui ci parli. Della boxe racconta di amare il fascino della rigorosa preparazione fisica, con annessi piani alimentari cruciali e sacrificali.
Gaglio, 19 anni, vince. Lui, invece, parlando celebra la concentrazione che si lavora ad arte sul ring: “E’ così difficile e così entusiasmante”. Gli piace la dialettica dello scontro fatto di aggressività controllata che è, specifica, messa a tacere da un umile stretta di mano alla fine dei giochi.
La folta rosa dei pugili che si misurano è condita dalle forze della Team Boxe e da quelle di una rappresentativa dell’Abruzzo. Roberto Aschi è lo speaker che conduce.
Il primo che apre le danze è Abignente. Vince contro lo sfidante Giuffrida. Non c’è tecnica raffinata o estrosità di cui ci parli. Della boxe racconta di amare il fascino della rigorosa preparazione fisica, con annessi piani alimentari cruciali e sacrificali.
Gaglio, 19 anni, vince. Lui, invece, parlando celebra la concentrazione che si lavora ad arte sul ring: “E’ così difficile e così entusiasmante”. Gli piace la dialettica dello scontro fatto di aggressività controllata che è, specifica, messa a tacere da un umile stretta di mano alla fine dei giochi.
I match si susseguono, mentre i contendenti si fronteggiano con coraggio in avvincenti riprese. Il bagaglio tecnico degli atleti è ampio e variegato, l’agonismo non manca. C’è anche chi si lascia squalificare. Ci sono dei vincitori, alla fine, ma a registrare una ennesima importante vittoria è sicuramente tutto il circuito della Nobile Arte del nostro territorio.
Dopo la consegna della targa e un’ovazione giustificata, Althea siede tra gli spettatori e segue gli incontri. La interpelliamo, lei risponde con sapiente lealtà e amorevole entusiasmo. Ci racconta che la Nobles Art è entrata nella sua vita solo per gioco e poi, con il tempo, è diventata più una sfida con se stessa: “Perchè, vedi, è uno sport che riguarda la persona. Non c’è squadra, ci sei tu, c’è il ring. La boxe ti mette di fronte le stesse prove a cui ti espone la vita. Il parallelo è questo: quanta grinta hai sul ring magari ce l’hai anche nella vita”.
Dopo la consegna della targa e un’ovazione giustificata, Althea siede tra gli spettatori e segue gli incontri. La interpelliamo, lei risponde con sapiente lealtà e amorevole entusiasmo. Ci racconta che la Nobles Art è entrata nella sua vita solo per gioco e poi, con il tempo, è diventata più una sfida con se stessa: “Perchè, vedi, è uno sport che riguarda la persona. Non c’è squadra, ci sei tu, c’è il ring. La boxe ti mette di fronte le stesse prove a cui ti espone la vita. Il parallelo è questo: quanta grinta hai sul ring magari ce l’hai anche nella vita”.
Così, per i non intenditori è facile afferrare di cosa tratti la boxe, Althea la spiega chiaramente, licenziando tutte le possibili altezzose sovrastrutture teoriche a riguardo. Da un’atleta come lei si può imparare tanto: “Ai ragazzi che incontrano adesso questo sport e a quelli che si sono misurati oggi dico di proseguire in avanti ma con intelligenza. Dico loro di imparare dal pugilato per affrontare meglio la vita perchè il pugilato può essere parte dell’esistenza di un uomo, una parte considerevole, ma non l’unica. Praticandolo alleni la tua tendenza al sacrificio, la tua capacità di scelta. Devi decidere ogni giorno se preferire l’allenamento a qualsiasi altra cosa da fare. E’ dura allenarsi anche quando hai una mano rotta, il sopracciglio spaccato e non hai fiato e il tuo maestro è lì che ti dice ‘Continua! Continua!’. Una costante messa alla prova del tuo corpo, della tua mente. Il pugilato ti costruisce: non conta più la forza quanto la tua abitudine allo sforzo, ad una costante pressione. E fuori dal ring poi ritrovi tutto”.
La boxe rimane, quindi, uno sport d’elìte? Per l’elevato impegno che richiede e la complessa struttura d’azione, la risposta potrebbe, ingannevolmente, essere un ‘si’. Ma Althea combatte sul ring come nella vita e il suo pugilato è fatto di schivate, è ragionato, è eclettico, è adattabile. C’è dentro la grammatica di un messaggio che muove da lei al mondo: Vivere resistendo. Questo sport è di tutti.

