La Villetta: solidarietà da Garbatella a Cuba
Luciano Iacovino, Presidente dell’Associazione di solidarietà con Cuba la Villetta, ci racconta le attività dell’associazione alla luce dei recenti sviluppi nelle relazioni Cuba – USA
La riapertura delle relazioni diplomatiche e dei flussi di merci e persone fra i due paesi rappresentano un momento di svolta storico anche per le realtà politiche e associative che si occupano di solidarietà con l’isola. Una di queste è la Villetta che ha sede in via degli Armatori a Garbatella.
Sei appena tornato da un viaggio a Cuba dove hai ricevuto la Residencia para extranjeros, come una carta di identità. Come ti senti?
«Sono l’unico italiano non sposato con un cittadino cubano che ha la residencia, questo mi riempie di orgoglio».
Di cosa si occupa la vostra Associazione?
«Siamo impegnati in attività di solidarietà vera, concreta; invio di medicinali, beni di prima necessità e atri materiali. Abbiamo anche mandato un container pieno di biciclette con la collaborazione della Ciclofficina del Centro Sociale La Strada. Inoltre coltiviamo un intenso rapporto con l’Ambasciata di Cuba a Roma che spesso partecipa alle nostre iniziative».
Negli ultimi 13 anni la Villetta si è occupata molto della questione dei 5 cubani detenuti negli USA e appena liberati. Cosa significa per te questa svolta?
«Per noi è una grande vittoria, dopo 13 anni sono tutti liberi. La loro cattura si è rivelata un’arma a doppio taglio per il Governo USA perché intorno a questa vicenda si è formato un grande consenso dentro e fuori da Cuba».
Come avete portato avanti la campagna per la liberazione?
«In questi anni abbiamo organizzato grandi manifestazioni fuori dall’ambasciata USA, non dimenticherò mai quando uno dei palloncini con la bandiera di Cuba che noi avevamo lanciato, rimase impigliato sul tetto dell’ambasciata. Dovettero chiamare di corsa i pompieri per toglierlo. Abbiamo anche ospitato qui in Italia le mogli dei 5 prigionieri».
Quali sono stati secondo te i fattori che hanno portato al cambiamento in corso?
«Il Vaticano ha giocato un ruolo fondamentale in questi anni. Le campane a festa hanno risuonato nella capitale ma anche in tutta l’isola. Inoltre l’attività di solidarietà internazionale che Cuba svolge con l’invio di personale altamente specializzato in Africa e in America Latina in occasione di calamità naturali, ha dimostrato che Cuba non è mai stata isolata. Con questo Obama ha dovuto fare i conti».
Cosa cambia per i cubani?
«Sicuramente l’allentarsi dell’embargo permetterà lo sviluppo del turismo che è il primo fattore per la crescita economica dell’isola. Non dimentichiamoci che la popolazione locale ha vissuto in questi anni con “libreta”, la tessera per ricevere i beni di prima necessità razionati dallo Stato. Ma nonostante le grandi ristrettezze, le porte delle case sono sempre aperte e la solidarietà è al primo posto. Cuba tiene in se molte contraddizioni, non possiamo negarlo, ma al centro di tutto c’e la solidarietà umana, credo che questo sia il valore fondante di una società giusta. E’ il momento anche di adottare riforme interne, oltre alla recente redistribuzione delle terre, è necessario intervenire sull’adeguamento dei salari interni».
Quali sono le prospettive della vostra Associazione ora?
«Noi continueremo a lavorare per la fine del “bloqueo”, l’embargo ha fallito, lo ha dichiarato anche Obama, ma nonostante questo ancora continua. Dunque la battaglia che porterà al vero cambiamento sull’isola va avanti e su questo sono ottimista. Allo stesso tempo abbiamo intenzione di sviluppare un lavoro di promozione della cultura cubana».

