Resistenze

Pubblicato il 10 aprile 2016 | da Andrea Dal Piaz

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La via italiana alle imprese recuperate dai lavoratori

Oltre la Zanon: in Italia sono 257 le imprese di cui si sono riappropriati i lavoratori a rischio licenziamento

Nei primi anni del terzo millennio si è parlato molto del movimento sudamericano delle empresas recuperadas, ossia di aziende in liquidazione o a rischio chiusura in cui i dipendenti acquisiscono la proprietà delle imprese presso cui erano attivi. Epicentro di questo piccolo terremoto nel modello economico che vede contrapposti lavoro e capitale, è stato l’Argentina, che conta da sola almeno 311 imprese recuperate, per un totale di 13.462 lavoratori impiegati, secondo i dati del quarto rilevamento sulle imprese recuperate in Argentina.

Chiunque abbia sentito parlare di questo tema, conosce il nome della fabbrica di ceramica Zanon, chiusa nel 2001, nel pieno della crisi finanziaria che ha attanagliato l’Argentina tra il 1998 e il 2002, e riaperta l’anno successivo dagli stessi operai, con il simbolico nome di Fa.Sin.Pat., sigla di Fábrica Sin Patrónes.

Complice della sua notorietà mondiale era stato anche il processo che aveva portato alla riapertura della fabbrica: il management aveva reagito alla crisi finanziaria e alle rivendicazioni sindacali prima con una politica di licenziamenti, poi con la chiusura dell’impianto. Gli operai avevano quindi occupato la fabbrica e, grazie alla determinazione che contraddistingue chi perde il lavoro in tempo di crisi, nonché alle capacità e professionalità messe in campo, erano riusciti a rimettere in moto le linee di produzione e a riattivare il network di fornitori e clienti dell’azienda.

In poco tempo la Zanon era diventata un simbolo globale dell’economia alternativa e partecipativa, tanto da oscurare la notorietà dellezanon1 esperienze nostrane di imprese recuperate, che pure – dagli anni 80 ad oggi – hanno riguardato 257 aziende, di cui 131 tutt’ora attive.

Anche in Italia, i lavoratori hanno salvato molte imprese a rischio fallimento.  Lo studio di tale fenomeno in Italia, conosciuto anche come workers buyout, è frutto del lavoro di Marcelo Vieta, ricercatore argentino cresciuto a Vancouver, attualmente assistente professore all’Università di Toronto.

Martedì 22 marzo 2016, lo stesso Marcelo ha presentato i risultati della sua ricerca all’incontro “Quando i dipendenti salvano le imprese. Storie di successo e cooperazione: i workers buyout”, organizzato da Euricse e dall’Alleanza delle Cooperative Italiane.

Secondo la ricerca le diverse tipologie di workers buyout (WBO) distinguono tre diversi esempi, basati sulla presenza o meno di conflittualità tra proprietà e lavoratori. Se da un lato il labour conflict WBO, prevede l’occupazione dell’impresa da parte degli impiegati per settimane o di mesi, prima del subentro degli stessi, dall’altro gli Employee Share Ownership Plan (ESOP) WBO si contraddistinguono per l’acquisizione di azioni dell’azienda da parte dei lavoratori, che ne diventano dunque azionisti. Infine i Negotiated WBO, a metà tra i due modelli citati precedentemente, prevedono una negoziazione tra i lavoratori e gli imprenditori, con la mediazione delle rappresentanze del settore cooperativo e delle istituzioni pubbliche. E’ questo il caso più diffuso nell’Europa meridionale, Italia in particolare.

La prima specificità italiana è dunque il processo collaborativo: oltre ai lavoratori e al management in Italia è fortemente coinvolto anche lo Stato, che mette a disposizione due fondi (Foncooper e Fondo Speciale per la salvaguardia dei livelli occupazionali), nonché il settore cooperativo (in particolare Legacoop e ConfCooperative), che gestisce il Fondo speciale e supporta i lavoratori nella costituzione del WBO.

Altra caratteristica nostrana è il framework legislativo favorevole: è sotto la legge Marcora del 1985 che sono state costituite 257 cooperative recuperate dai lavoratori. Gli incentivi economici previsti dalla Legge Marcora erano talmente favorevoli che negli anni 90 l’Unione europea ha richiesto la cancellazione della normativa per concorrenza sleale nei confronti delle imprese tradizionali. workers buyoutLa legge è stata successivamente re-introdotta per due volte con le correzioni richieste dall’UE ed è tuttora in vigore.

Ciononostante il fenomeno dei workers buyout  – in Italia così come a livello globale – rimane una goccia nell’oceano delle centinaia di migliaia di fallimenti di piccole e medie aziende che si registrano ogni anno.

Secondo Marcelo Vieta, i problemi alla base della mancata diffusione sono da ricercare nella scarsa trasmissione della leadership, nella mancanza di competenze gestionali tra i lavoratori e nella scarsa mobilitazione del contesto esterno.

Infine, è importante segnalare come le imprese recuperate italiane siano mediamente più longeve sia delle loro omologhe europee sia soprattutto delle altre piccole e medie imprese italiane: tra il 2010 e 2014 il tasso di mortalità delle WBO italiane anni è stato del 3,30%, contro un tasso medio di mortalità di tutte le imprese sul suolo italiano pari all’8% circa.

Questi numeri evidenziano come le cooperative recuperate non rappresentino solo uno soluzione temporanea per salvare l’impiego dei lavoratori, ma siano anche e soprattutto uno strumento a medio termine per la salvaguardia dell’occupazione e per il miglioramento dei livelli di partecipazione attiva della comunità.

Approfondimenti

WP 78|15 “The Italian Road to Creating Worker Cooperatives from Worker Buyouts: Italy’s Worker-Recuperated Enterprises and the Legge Marcora Framework” a cura di Marcelo Vieta

Intervista ad Andrès Ruggeri “Le fabbriche recuperate stanno scrivendo una pagina della storia dell’autogestione

Occupazione e autogestione in Argentina e Uruguay. Una strada anche per l’Europa? – di Irene Bertana, Pubblicato il 6 giugno 2014 su Walking on the South

Para no perder el empleo, IV relevamiento de la uba sobre empresas recuperadas

Job preservation through worker cooperatives, International Labour Office, Enterprises Department Cooperatives Unit: An overview of international experiences and strategies

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