Resistenze

Pubblicato il 25 novembre 2012 | da Saba Camilletti

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Il vino, questo sconosciuto

Da 5.000 anni sulle nostre tavole, non sappiamo del vino la metà di quanto dovremmo. In primis che ci far star bene, parola di Social Wine

È tornata a La Strada la terza edizione del Corso di avvicinamento al vino del Social Wine. E come realtà d’informazione territoriale, già colpevoli d’esserci lasciati sfuggire le prime due, noi di CORE abbiamo deciso di partecipare, per permetterci una recensione degna d’esperti di questo interessante campo di ricerca.

Eccoci qui quindi, dopo la terza lezione (terza di quattro, per un costo totale di 70 euro inclusi materiali, vini degustati e dispense da studiare a casa) a dire la nostra sull’utilità di tale avvicinamento, e a fare quattro chiacchiere con il Maestro, Piergiorgio Benai, che ci sta accompagnando in questa avventura.

 

‘Social Wine non è un marchio registrato, se vuoi è un’idea. Nasce da un gruppo di cinque ragazzi e ragazze, che per motivi vari nella vita hanno a che fare col vino -io, Nina e Matteo lavoriamo per lo stesso concorso enologico- e che decidono di unire queste conoscenze a sostegno di vari progetti sociali. In effetti il Social Wine è nato nel 2009 quando si organizzava la carovana per la Palestina ‘Sport sotto l’assedio’. In quell’occasione con una degustazione a sostegno del progetto abbiamo raccolto 800 euro. Da quel momento abbiamo organizzato circa altre 30 degustazioni, tutte in collaborazione con realtà sociali come il c.s. Corto Circuito e c.s. La Strada, dove poi l’anno scorso abbiamo iniziato anche il progetto dei corsi’.

 

E in effetti l’idea di un corso per iniziare a comprendere non solo cosa stiamo bevendo, ma ‘cosa c’è dietro una bottiglia di vino’ è la parte che più ci sta convincendo di questo percorso di scoperta.

Se eravamo pronti a scommettere di non sapere nulla di fermentazione alcolica, di polifenoli, di metodo charmat (o Martinotti che dir si voglia) e allevamento a Guyot, non eravamo però più disposti a rimanere all’asciutto di dritte su come sgominare truffatori e imbroglioni dell’enologia, industriale o artigianale che fosse.

Nel boom di ritrovato interesse per la filiera corta, ci si preoccupa sempre più di conoscere ingredienti e provenienza di tutti gli alimenti, e una sempre più grande fetta della popolazione si è convertita al biologico, ai Gruppi d’Acquisto Solidale e alla spesa in cooperativa.

Ma, forse, di fronte a una bottiglia di nettare degli Dei, siamo tutti più indulgenti.

 

‘Il vino, come è scritto nelle dispense (e mi auguro che qualcuno alla fine del corso le legga davvero!), è prodotto su grande scala già dal 3.000 a.C. ed anzi in questo secolo la sua produzione è diminuita. Di fatto è stato sempre un alimento sulle nostre tavole. L’obiettivo di questo corso non è certamente di raccontarvi quale vino è ‘meglio’ di un altro, ed è per questo che per i vini che vi portiamo ad assaggiare non siamo sponsorizzati da nessuna azienda e a noi non interessa sponsorizzare nessuno. Quello che ci auguriamo è che alla fine avrete sviluppato un vostro gusto personale e sappiate effettuare una degustazione senza lasciarvi ingannare dal prezzo e dall’etichetta ma capendo di più del processo che ha subito la sostanza che andate a degustare’.

E per proporsi questi obiettivi Piergiorgio ha tutti gli strumenti, viste le tante esperienze in cantina, in Abbruzzo come in Palestina e Nuova Zelanda e la laurea che sta conseguendo (dopo quella in Economia…) in Viticoltura ed Enologia. Inoltre, i nostri del Social Wine non si sono lasciati sfuggire la sfida più importante, che naturalmente è stata la produzione del proprio vino, e dunque possiamo ben definirli degli esperti a tutto campo.

 

‘Se devo proprio concludere con un pò di romanticismo, mi piace ricordare la frase che si trova sul nostro sito, ‘ci occupiamo di Vino, di diffondere la cultura legata ad esso e quindi la socialità che è il suo più grande regalo’, ed è proprio così che io personalmente la vedo. Ovviamente nelle lezioni cerco di trasmettere tutta la mia professionalità ed esperienza, e non mi piacerebbe mai non saper rispondere con esattezza ad una domanda, ma oltre a questo, nelle due ore che passiamo insieme, il Vino crea un momento concreto in cui far star bene la gente, e visto che la nostra vita è così frenetica, questa è la cosa più importante’.

 

Martedì ci aspetta l’ultima lezione, dopo aver degustato bianchi e rossi, è la volta dei ‘vini speciali’, e già il nome è tutto un programma.

Visto che abbiamo già capito che ci mancheranno tantissimo questi momenti di socialità, ci siamo fatti rincuorare da Piergiorgio, che ci assicura che il Social Wine continuerà a collaborare con La Strada ed anzi sono già in programma degli ‘incontri dedicati ad approfondimenti’ aperti ovviamente a tutti e soprattutto a chi ha già partecipato al corso di avvicinamento e desidera proseguire nella sua istruzione enologica.

E chissà che non sopraggiunga presto anche una collaborazione proprio con CORE.

Per restare aggiornati, ed accedere a tutte le info, visitate il sito e la pagina facebook del SocialWine, oppure scrivete a info@socialwine.it.

 

SCHEDA DI VALUTAZIONE DEL CORSO (* scarso – ** sufficiente – *** buono – **** ottimo)

 -professionalità-interesse dei contenuti: ****

-ambiente-atmosfera: ****

-concorrenzialità del costo: ****

 

 

 

 


Autore

Scrivo su Core dal primo numero, febbraio 2009, seguendo i temi a me più cari: ambiente, sostenibilità, percorsi dal basso. Sono laureata in Architettura con una tesi in politiche urbane sulla co-gestione degli spazi pubblici ed ho un master in 'Design della Smart Cities'. Mi occupo di design di arredi con materiali naturali, co-design e design di servizi sostenibili. Alla ricerca di uno stile di vita più sano, insieme con la mia famiglia abbiamo avviato Biozen, un'azienda biologica dove, oltre a coltivare, si sperimentano attività e pratiche di architettura naturale. Da grande, tra le altre cose, vorrei fare l'architetto per bambini. Sono convinta che aiutarli ad organizzare con rispetto ed attenzione il proprio mondo fin da piccoli sia un ottimo modo per renderli adulti felici. E ne abbiamo bisogno.



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