Pubblicato il 29 giugno 2015 | da Cecilia Chianese
Vulcano – Ixcanul, o la violenza della civiltà
Il primo lungometraggio del giovanissimo regista guatemalteco Jayro Bustamante è un racconto semi-documentaristico sulla vita della comunità maya, che vive alle pendici di un non specificato vulcano, lavorando la terra e mantenendosi fedele alle proprie radici culturali, tanto da parlare unicamente la loro lingua.
Dopo aver girato un corto in Francia, Bustamante torna ai propri luoghi di origine approcciando una realtà che conosce bene, avendo vissuto in tale regione del Guatemala fino ai quattordici anni. L’idea del film nasce dopo un lungo lavoro antropologico di incontri, dialoghi, documentazione con la popolazione locale, che ha narrato e denunciato al regista ciò che in seguito è stato “messo in scena”, tramite l’utilizzo di attori non professionisti.
Il film racconta dell’adolescente Maria, figlia di braccianti, “promessa sposa” di un proprietario terriero. Purtroppo per lei, la ragazza non sembra volersi accontentare della vita che le è stata imposta, e si invaghisce di Pepe, un bracciante con cui lavora nei campi di caffè, e che la affascina per i suoi racconti sugli USA, dove è stato e vorrebbe tornare. Seducendo Pepe, Maria commette un errore di cui pagherà fino in fondo le conseguenze. Dopo essersi focalizzato unicamente sulla comunità maya, Bustamante mostra come la modernità e la “civiltà” irromperanno nella vita di Maria, imponendo il loro volere e costringendola ad una tragica rinuncia. I secoli passano, ma l’approccio prevaricatorio dei “conquistatori” rimane, sembra suggerire il film, che si sviluppa seguendo un percorso inizialmente prevedibile, ma che nel finale stupisce per la violenza inaspettata subita dalla giovane protagonista.
Oltre al racconto di denuncia, la forza di Vulcano risiede nel forte impatto visivo del film, che mette in mostra le capacità di adattamento della comunità maya in un contesto naturale che rimane dominante ed in parte ostile: dalle pendici fumanti del vulcano, che paiono uno strano paesaggio lunare, fino all’infestazione di serpenti che si riproducono nelle campagne circostanti, la famiglia rappresentata nel film ingaggia quotidianamente una faticosa “lotta per la sopravvivenza”.


