Salvare vite umane. Medici Senza Frontiere nel Mediterraneo per fermare la strage di migranti
Un’équipe di medici e infermieri si imbarcherà da maggio a ottobre per effettuare una missione di salvataggio tra le nostre coste e quelle libiche. Da gennaio 2015 il numero di morti in mare ha già raggiunto le 1700 unità
Nell’oceano di dichiarazioni degradanti e slogan xenofobi dei politici nostrani, una voce emerge per gridare che le guerre e i respingimenti non devono mietere più vittime. È la voce di Medici Senza Frontiere e del MOAS (Migrant Offshore Aid Station), che avvieranno a maggio una missione di ricerca, soccorso e assistenza medica nel Mediterraneo centrale per assistere i migranti in fuga verso l’Europa. A bordo della Phoenix, una nave di soccorso di 40 metri, solcheranno il mare tra le coste italiane e quelle africane per evitare stragi come quella dello scorso 18 aprile.
La missione è stata presentata lo scorso 24 aprile a Casetta Rossa, a Garbatella, dal presidente di Medici Senza Frontiere Loris De Filippi. Insieme ad altri medici e infermieri De Filippi farà parte del team che si imbarcherà il prossimo 2 maggio sulla Phoenix.
La missione, presentata nel corso dell’iniziativa “Salviamo vite umane”, prevede la partenza di due equipaggi alla volta del Mediterraneo centrale. Il secondo lavorerà in collaborazione con la nave del MOAS e la Marina Militare. La Phoenix garantirà assistenza nei mesi di maggiore afflusso delle imbarcazioni, da maggio a ottobre. L’équipe di MSF sarà composta da due medici e un infermiere equipaggiati per fornire cure salvavita di emergenza e per trattare casi di disidratazione, ustioni da carburante, scottature gravi e ipotermia.
La Phoenix è alla sua seconda missione. Nei 60 giorni che ha trascorso in mare lo scorso anno il MOAS è riuscito a salvare 3.000 persone offrendo assistenza medica e accompagnando le imbarcazioni e i naufraghi sulle coste italiane. Il progetto è interamente finanziato dalla facoltosa famiglia Catrambone. La famiglia milionaria italoamericana ha già speso 6 milioni di euro per ideare e finanziare la prima missione del MOAS.
Lo scorso anno è stato registrato il tragico numero di 3.400 morti nel tentativo disperato di raggiungere le coste europee. «Quando è terminato Mare Nostrum, e con esso la rete di sicurezza navale, le persone hanno continuato a partire – dichiara Loris De Filippi – a conferma che le accuse che il progetto incentivasse l’esodo fossero totalmente infondate. L’unico risultato è che nei primi quattro mesi del 2014 sono morte 17 persone, e quest’anno 1.700 nello stesso periodo. Questo dimostra che a fronte della mancanza quasi totale di sicurezza navale, manca una rete di soccorso per le persone che continuano a partire».
Dopo la chiusura della missione italiana Mare Nostrum, nell’ottobre 2014, l’Agenzia europea delle frontiere (Frontex) ha infatti avviato l’operazione Triton. Il mandato della missione, come sottolineato più volte dalla stessa Agenzia, non è quello di soccorrere i migranti e salvare vite umane, ma solamente di controllare le frontiere. Le navi di Triton, senza spingersi mai oltre le 30 miglia dalle coste italiane, costituiscono perciò una barriera, spesso fatale, per tutti coloro che fuggono da guerre e persecuzioni. Una barriera che costa 2,9 milioni di euro al mese.
«I governi europei hanno scelto di dare priorità alla sorveglianza e alla protezione delle frontiere invece che a salvare la vita delle persone. – ha dichiarato Arjan Hehenkamp, direttore generale di MSF – Finché le politiche migratorie non cambieranno, la riluttanza collettiva dell’Europa a fornire alternative sicure per chi vuole raggiungere le nostre coste continuerà a costare vite umane.»

