Zuppa (e birra) nutrono il pianeta, Expo no
Questo finesettimana, nei nostri quartieri, due eventi parlano di cibo. In chiave NoExpo
Nei prossimi giorni, tra S. Paolo e viale Marconi, molte cose bollono in pentola: oggi e domani il L.O.A. Acrobax ospita Birre dal basso 2015, festival autorganizzato dei Birrifici Indipendenti, mentre domenica alla Città dell’Utopia ci sarà l’ottava edizione del Festival Internazionale della Zuppa di Roma.
Il primo si svolgerà oggi e domani all’ex Cinodromo, dove ieri si è tenuto l’incontro “Tu m’hai provocato e io me te magno: verso la Mayday NoExpo”. 50 birre artigianali presentate da 15 birrifici indipendenti all’interno di un programma che comprende degustazioni, workshop di birrificazione con concorso finale per homebrewers, concerti e dj set.
Dalle birre alla zuppa: il festival che si terrà domenica 12 (al Casale Garibaldi di via Valeriano, San Paolo) è un evento nato in Francia nel 2001 e giunto all’ottava replica romana dopo aver fatto tappa in diverse città europee. Completamente gratuito, prevede una parata musicale per le strade del quartiere (appuntamento a Parco Schuster domenica mattina alle 10), spettacoli teatrali e laboratori per bambini, contest di zuppe e pranzo collettivo. Nel comunicato si legge: «La zuppa è un piatto presente in tutte le tradizioni culinarie del mondo, quasi un filo conduttore che lega tra loro culture differenti senza però renderle uguali, anzi sottolineandone l’unicità […] In occasione dell’esposizione universale che si terrà a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre, e che affronterà il tema della genuinità del cibo, noi vogliamo parlare veramente di cosa sia un cibo genuino e affrontare tematiche e ragioni del NoEXPO, dal punto di vista dello sfruttamento sia del lavoro (e del volontariato) sia delle risorse e dei territori, e dell’ipocrisia nascosta dietro gli slogan».
A sole tre settimane dall’inaugurazione dell’Expo 2015, mentre a Milano fervono i lavori di camouflage dei numerosi cantieri rimasti incompiuti, sono moltissimi i nodi irrisolti: al di là dei sospetti che sempre suscita la logica dei grandi eventi (e delle grandi opere), troppo spesso mangiatoie per mafie e brodo di coltura di malaffare – come sembrerebbero dimostrare le numerose inchieste giudiziarie in corso sugli appalti Expo – c’è l’incongruenza di un’iniziativa sulla nutrizione sponsorizzata – tra i molti – da Mc Donald’s, Coca Cola e Nestlé. Un evento che nel proprio claim dichiara di voler «nutrire il pianeta» ma pretende di farlo insieme alle multinazionali del cibo, che – con buona pace del greenwashing promozionale – sono responsabili di devastazioni ambientali, accaparramento delle risorse e sfruttamento delle persone nei paesi in via di sviluppo, nonché della progressiva cancellazione delle tradizioni agricole e gastronomiche locali nel mondo intero.
Mentre gli “expottimisti” si entusiasmano per gli spazi concessi a realtà come Slow Food o Legambiente – che difficilmente potranno avere un impatto significativo sulla logica dell’evento – e comprano i loro biglietti per la grande fiera del cibo globalizzato (magari a prezzo d’occasione, insieme a una tessera del PD), la rete NoExpo si allarga: illuminando le mille contraddizioni dietro la facciata, connettendo realtà che dal basso propongono modelli differenti di produzione e consumo (come il coordinamento GenuinoClandestino) e organizzando la mobilitazione nazionale che il primo maggio e nei giorni successivi, a Milano e non solo, vuole esprimere un’idea radicalmente diversa di cosa significhino diritto al cibo e sovranità alimentare dei popoli.
Intanto in questi giorni, nel nostro territorio, è possibile mangiare (e bere) cibi senza marchio né sponsor, preparati sotto i vostri occhi da produttori indipendenti estranei al circuito della grande distribuzione: anche questa, in fondo, è attitudine No Expo.

