Dispacci

Pubblicato il 14 dicembre 2014 | da Mattia Sacco

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Lenny Bottai: campione oltre la sconfitta

All' Mgm Grand di Las Vegas, è andata in scena alle ore 21- le 3 del mattino in Italia- la semifinale mondiale IBF, categoria superwelter, tra il pugile Livornese Lenny Bottai e lo statunitense Charlo.

Si è conclusa con un k.o alla terza ripresa l’avventura a stelle e strisce del pugile livornese Lenny Bottai. Un match a senso unico quello tra Bottai e l’imbattuto Jermall Charlo; con il secondo che ha fatto appena in tempo a mettere in mostra tutto il suo straordinario repertorio.
Lo strapotere fisico del ventiquattrenne statunitense si è palesato sin dalla prima ripresa, non lasciando scampo al pugile labronico, che al terzo round è caduto al tappeto a seguito di una devastante serie di colpi infertagli dal “bombardiere” Charlo.
Bottai, fieramente comunista e propugnatore dello sport popolare, per la prima volta in carriera- dopo varie rinunce- ha deciso di approdare negli odiati “States”, pionieri dell’anticomunismo e dello Sport Business, per dimostrare che anche uno cresciuto fuori dal “sistema” può raggiungerne i vertici.
Lenny, maturato nelle palestre popolari di Livorno – città che ha dato i natali al Partito Comunista Italiano- ha sempre rimarcato l’inscindibilità tra lo sport e  la politica. “Il modo in cui è concepito e praticato lo sport rappresenta in maniera plastica il tipo di società in cui si sta vivendo”, ha affermato Bottai.
Il “campione del popolo”, così ama autodefinirsi , non si è lasciato sfuggire questa occasione unica- sotto il profilo mediatico- per lanciare una stoccata al Governo Italiano e al Premier Renzi, presentandosi sul ring con la maglietta << No Jobs Act >> ribadendo così il rapporto indissolubile tra Sport e Politica e la sua contrarietà alla riforma del mercato del Lavoro approvata dal Governo Italiano.
Bottai ritorna nella “sua” Livorno senza alcun rimpianto – il giorno prima del match si era autodefinito come un Davide che va a lottare contro un Golia made in Usa, per di più a casa sua- ma
con una certezza: gli Usa continuano a non piacergli; “sono il paese delle scopiazzate e delle finzioni”, ha dichiarato sulla sua pagina facebook.
Anche rispetto all’accoglienza riservatagli, il pugile Livornese ha avuto “qualcosa” da recriminare, definendola- testuali parole- un’ “accoglienza della minchia.”
“Dentro il silenzio di una stanza di albergo di lusso, nella quale spesso mi domando chi o cosa mi ha portato qui”. Parole- queste di Bottai durante il soggiorno americano – che lo hanno fatto apparire come “un pesce fuor d’acqua” , che preferisce il caciucco e il calore della sua gente rispetto alle luci della ribalta.
Le luci finalmente si sono spente, ma la passione di Lenny per questo sport, soprattutto se promosso dal basso, è più accesa che mai.


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