Spazi Urbani

Pubblicato il 3 giugno 2011 | da Michela Cicculli - RebusMagazine

0

Le cascate di Iguazù, lo spettacolo della natura

La meraviglia della "Trifrontera" tra Paraguay, Argentina e Brasile

Mi avevano avvertito di non viaggiare per meno di 70.000 guaranì e in effetti l’equivalente di 15 euro per arrivare in 5 ore a Ciudad del Este, 400 km ad est di Assunzione, sarebbero stati una cifra ben spesa.

Arrivando alla stazione, il sorriso dei miei compagni di viaggio, soddisfatti per l’acquisto del biglietto a 40.000 g, percorso diretto in 5 ore con aria condizionata, mi ha ricacciato in testa i pensieri “ecco sei la solita malfidata e anche testa dura, compra quel biglietto e non pensare di sapere sempre il verso giusto delle cose…”.

Lasciare Assunzione alle 5 del pomeriggio significa infilarsi in una fila interminabile di auto e di omnibus affollati all’interno ed all’esterno, che percorrono molto lentamente le grandi strade l’una a sud l’altra a nord, nell’aria irrespirabile e i clacson assordanti. Toccando la Gran Asunciòn, i centri abitati che senza soluzione di continuità stanno attorno alla città, gli autobus riportano a casa migliaia di lavoratori, ogni tanto qualche calesse sgangherato tirato da cavalli magrissimi sfiora il bus, davanti al carico di bottiglie di plastica il guidatore gliele dà con il frustino, mentre un aiutante bambino salta su e giù per raccogliere ancora sul ciglio della strada.

Per più di due ore il tutto è urbano e si alternano le stesse insegne come in un loop: azzurro, rosa, rosso, azzurro, rosa, rosso. Odio l’abitudine delle grandi compagnie di rifornire i bar e i piccoli comedores di sedie, tavoli e insegne con i propri marchi che giganteggiano.

Le ore si dilatano e le fermate del nostro bus, il diretto, si moltiplicano. Per fortuna venditori di ogni sorta salgono e scendono in continuazione con succo, arance e chipa, il tipico pane.

Arriviamo alle 23:30, quasi 8 ore di viaggio molte senza aria condizionata, mai fidarsi della parola di un venditore e inutile sentirsi “truffati”, piuttosto meglio intendere gli accordi in un certo modo, mai nettamente bianchi né neri, compromessi li chiamerei.

La sera stessa raggiungiamo Foz do Iguazù, la città brasiliana più vicina alle cascate e lì dormiamo. È pulita e ordinata, autobus nuovi con aria condizionata corrono lungo i viali alberati. Sembra proprio di aver cambiato mondo, ad Asunciòn non esiste un servizio di trasposto pubblico e la mobilità è affidata alle compagnie private, nonostante la grande confusione con un po’ di fortuna si può arrivare ovunque.

 

Forte rumore di acqua e uno scroscio continuo nelle orecchie, così avevo immaginato l’incontro con le cascate. Hanno 120 milioni di anni e comprendono in tutto 275 salti d’acqua che vengono giù con altezze e profondità variabili formando un fronte di circa 3 km, qui scorre il confine fra

Brasile e Argentina e i rispettivi Parchi Nazionali poco prima che il Rio Iguazu incontri il Paranà. Intorno la foresta verdeggiante incornicia tutto.

È stata, invece, l’acqua nebulizzata che aleggia a dirmi dell’avvicinamento alle cascate; mentre l’odore umido entra nel naso, i versi di uccelli fischiano nelle orecchie, la strada si snoda nella foresta ed io fisso ogni curva aspettando quella finale.

Senza attenzione ascolto il racconto della leggenda sulla creazione delle “acque grandi”, secondo cui il Dio Serpente non potendo avere l’amore della bellissima Naipù, cambiò improvvisamente il corso del fiume dove lei precipitò trasformandosi in roccia, seguita dall’amante mortale Caroba che diventò un albero ai piedi delle cascate. Sono curiosa, gli occhi allertati da tutti i segnali fremono per la loro parte e questo è il periodo migliore grazie alle forti piogge dell’ultimo periodo. Vado, sento il rumore che aumenta sul sentiero scivoloso che dall’alto costeggia il fiume, milioni di movimenti animali sconosciuti intorno mi fanno quasi sentire fuori luogo, non ne riconosco neanche uno, ma sento che sono veloci e provengono da tutte le direzioni. Cammino fino al punto che congiunge i due paesi. Sta nella Garganta del Diablo il salto maggiore, dove 14 cascate si uniscono cadendo per 90 metri e sprofondando per altri 150 verso la terra per una lunghezza ad U di 700 metri, l’incredibile massa di acqua che cade in continuazione dà forma al cosiddetto arcobaleno perenne, spesso si sdoppia in un incredibile gioco di luci. Nonostante il bagno obbligato ci si accalca per vedere lo strapiombo. Dall’alto sembra un grande pentolone fumante. L’acqua che passa sotto i miei piedi ha la forza inarrestabile di milioni di litri che si riversano per continuare più sotto, l’energia nell’aria è pura e incontrollata forza della natura.

 

Questo e altri incredibili spettacoli naturali che possiede la piccola porzione di America Latina compresa fra Argentina, Paraguay e Brasile, fanno credere che l’uomo abbia ancora molto da combattere per domare questa forza e che qui, nonostante gli esempi di ingegneria applicata all’approvvigionamento di energia da fonti naturali, i tempi siano ancora scanditi da variabili eccezionali, a volte imprevedibili, in un generale ripristino dell’ordine delle cose.




Back to Top ↑