San Paolo: la vittoria dei rom
Saranno accolti in un centro della Caritas i 70 rom che da venerdì avevano occupato la Basilica
E’ volta al termine la pacifica occupazione della Basilica di San Paolo dei rom sgomberati dalle ruspe dell’amministrazione capitolina nella giornata di venerdì a Casal Bruciato. Dopo due giorni rinchiusi in Basilica, il braccio di ferro a cui il sindaco Gianni Alemanno non ha voluto piegarsi si è sciolto solo grazie all’intervento della Caritas. L’ente di assistenza della diocesi romana, infatti, ha messo a disposizione alcune strutture gestite dalla cooperativa sociale Domus che si farà carico dei 70 rom rimasti dentro la Basilica. Nessuna soluzione è stata ancora trovata per gli altri rom che in questi giorni hanno stanziato nello spazio antistante alla chiesa.
Il fine settimana di “passione” dei rom di San Paolo sembra così concludersi con un lieto fine, lasciando tuttavia molti dubbi sull’operato del sindaco Gianni Alemanno e della sua amministrazione.
La giunta capitolina si è chiusa in un presa di posizione tanto rigida quanto inutile ai fini della risoluzione del problema. I rom sgomberati da Casal Bruciato hanno trovato una soluzione ma la cosiddetta “emergenza Rom” continua. Alemanno ha ringraziato la Caritas ma ha assicurato che “Roma non diventerà una tendopoli”: in altre parole, le ruspe torneranno ad abbattere altri insediamenti abusivi molto presto, lasciando così altri rom per strada.
Nulla cambierà quindi nel modus operandi del Sindaco. Le proposte in caso d’intervento, se saranno fatte, saranno sempre le stesse: centri d’accoglienza per donne e bambini e famiglie disgregate. Un’offerta che, oltre a non tenere conto della volontà delle famiglie degli sgomberati di restare unite, molto probabilmente, è solamente di facciata. Lascia qualche dubbio, infatti, l’effettiva capacità della macchina operativa sociale del Comune di riuscire ad affrontare la situazione che si verrebbe a creare qualora tutte le madri accettassero la proposta del Sindaco.
Un’altra soluzione proposta sarà quella del rimpatrio assistito. Anche nel caso dell’occupazione della Basilica di San Paolo, tuttavia, questa via ha dimostrato tutta la sua inefficacia, per una serie di motivi. A differenza del pensiero del Sindaco che afferma che ”Il fatto che venga rifiutata l’assistenza vuol dire che molti non sono nelle condizioni disperate che Sant’Egidio si immagina, ma spesso fanno una scelta di carattere economico e non di disperazione”, molti dei rom in Italia non solo non posseggono reddito nel loro paese di provenienza ma, nonostante vengano chiamati nomadi, hanno da sempre stazionato in Italia.
Ci si domanda anche in tutto questo qual’è il ruolo del delegato del sindaco di Roma ai rapporti con la comunità rom e sinti, Najo Adzovic. Una figura nata quasi un anno fa per affrontare un’emergenza che da anni attiva le stesse dinamiche perdenti da parte dell’amministrazione e che, difatti, resta sempre emergenza. Una “voce unica” che, il più delle volte, è rimasta in silenzio o è stata scavalcata.
Qualche pensiero in più sicuramente lo avrà Gianni Alemanno sui suoi rapporti con la comunità cattolica di Roma, importante fetta del suo elettorato. Le dichiarazioni del Sindaco hanno aperto una spaccatura tra la giunta e quella che, tramite la Comunità di Sant’Egidio, rappresenta una parte dell’area cattolica romana. Le polemiche a distanza tra Alemanno e il responsabile dei rapporti con i rom della Comunità di Sant’Egidio Paolo Ciani, le accuse dell’assessore Gianluigi De Palo alla Comunità stessa di assumere una “posizione sui poveri ideologica” non hanno lasciato indifferente una parte dei cattolici a cui, questi sgomberi nella settimana Santa, non sono proprio andati giù.
Buona Pasqua a quasi tutti quindi ma, soprattutto, buona festa di Liberazione. L’emergenza rom nei prossimi giorni darà probabilmente vita a tante dinamiche già viste e riviste nel corso di questi anni, quello che è importante sottolineare oggi è che i 70 rom di Casal Bruciato ce l’hanno fatta. Questo è avvenuto grazie all’impegno delle associazioni umanitarie: le stesse, per inciso, bollate nel recente passato come “estremiste di sinistra” dai fomentatori di questa politica persecutoria nei confronti dei rom. E’ un risultato ottenuto grazie alla Caritas, il cui intervento è stato risolutorio ma, soprattutto, è successo grazie alla capacità di queste 70 persone di resistere nella loro lotta e nel loro desiderio più grande: quello di restare unite e di avere un futuro all’insegna della dignità e dell’integrazione, nonostante ci sia chi, come questa giunta, remi in tutt’altra direzione.

