Una Costituzione partecipativa per una Revolución Ciudadana
All’Università Roma Tre un incontro con Ricardo Patiño, Ministro de Relaciones Exteriores della Repubblica ecuadoriana
“Sviluppo umano, rinegoziazione del debito e sovranità dello Stato nell’Ecuador di Rafael Correa”: sono questi i temi trattati nel convegno organizzato lo scorso 5 novembre nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università Roma Tre.
Tra i docenti universitari un volto insolito per l’ambiente accademico: è quello di Ricardo Patiño, ideologo della Revolución Ciudadana e attualmente Ministro degli Esteri della Repubblica ecuadoriana guidata da Rafael Correa. Partendo dalla formazione del nuovo governo nel 2007, Patiño ripercorre con fierezza l’ideologia della rivoluzione messa in atto dal movimento Alianza País. Un movimento che affonda le proprie radici nella riconfigurazione delle relazioni di potere tra Stato e cittadini, attraverso una nuova visione della partecipazione civica. Nelle parole del ministro rivoluzionario non c’è spazio per i dubbi: la creazione del nuovo governo della Revolución Ciudadana non può che nascere da una profonda sinergia tra le istituzioni statali e le eterogenee realtà della società civile.
Punto di arrivo – o meglio di partenza – la redazione di una Carta Costituzionale, approvata con referendum popolare il 28 settembre del 2008. E’ una “Costituzione partecipativa per una Revolución Ciudadana”, spiega Patiño: “un atto fermo di sovranità e indipendenza”. E non sono solo parole: in sei anni il governo Correa ha saputo offrire al paese una nuova architettura finanziaria, attraverso la nazionalizzazione delle risorse e la promozione di meccanismi di assistenza reciproca tra stati latinoamericani – prima fra tutte l’ALBA – per far fronte agli abusi delle potenze internazionali. Ma senza dubbio la scelta più profondamente rivoluzionaria è stata la sospensione del pagamento del debito estero, accompagnata dall’istituzione di un’assemblea nazionale (http://www.auditoriadeuda.org.ec) a garanzia della partecipazione diretta del popolo alle decisioni in materia di indebitamento, spesa pubblica e sostenibilità dell’azione governativa. Ma è anche nella previsione e nella tutela dei diritti fondamentali che la Rivoluzione ha saputo rimodellare il popolo e il territorio; il divieto del lavoro infantile e interinale, l’accesso gratuito all’istruzione fino all’università e la rappresentanza parlamentare agli emigrati ecuadoriani, sono solo alcuni degli interventi coraggiosamente portati avanti dal governo.
“Dejamos el pasado atras”, lasciamoci il passato alle spalle, è scritto sulla ristampa della nuova Costituzione. Rivolti al futuro, quindi, ma senza dimenticare le proprie radici: Patiño con fermezza conclude “¡Viva la Revolución, viva Simón Bolívar!”

